Il muro di Berlino

Lo scorso fine settimana in Germania si è celebrato il 25° anniversario della caduta del muro di Berlino. Io quel muro l’ho visto, 27 anni fa, l’ho attraversato di notte da est a ovest insieme a un collega giornalista e vi assicuro che faceva venire i brividi: i tedeschi dell’est, prima di farci uscire, hanno svuotato e ispezionato la nostra Fiat Uno perfino con gli specchi per controllare che non avessimo nascosto qualcosa o qualcuno sotto l’auto, poi ci hanno portato via i passaporti lasciandoci un’ora a temere di essere arrestati come spie: non lo eravamo, è ovvio, ma a quei tempi tutto poteva accadere. Infine ci hanno inflitto una pesante multa, non sappiamo ancora perché: eravamo in Germania Est e volevamo pagarla in marchi dell’est (che valevano poco più della carta straccia), invece no, la polizia ci ha imposti di pagare quella cifra ma in marchi dell’ovest. Come se in Italia ci facessero pagare le multe in yen giapponesi. Ma avevamo paura, davvero, e dunque pagammo e attraversammo il muro: da una parte guardie armate, filo spinato e povertà, dall’altra grattacieli e vita notturna.

Due anni dopo il muro è stato abbattuto dal furore del popolo e io, vedendo quelle immagini in tv, li capivo: come si potevano tenere la dignità e la rabbia dei tedeschi dell’est imprigionate in quella folle fortezza? L’occidente non era pronto a quell’evento, Andreotti poco tempo prima aveva dichiarato che “i tempi non sono maturi per la caduta del muro”, ma per fortuna l’ardore di libertà dei popoli è più forte delle fredde logiche politiche. La caduta di quel muro è oggi più che mai il simbolo e la certezza che il popolo è più forte delle dittature.

Piero Uboldi