Valentino Rossi e la mafia

Se andate dall’altra parte del mondo, in un Paese povero a caso, e chiedete a un uomo a caso del popolo locale se conosce l’Italia, vi risponderà di sì. Sì, perché l’Italia la conosce chiunque. Ma cosa conosce dell’Italia? Il colosseo? No. Il nostro vino? No. Le sculture di Michelangelo e i capolavori di Caravaggio? No. Il cibo italiano? No. Vi risponde che dell’Italia conosce Valentino Rossi. Sì, proprio il campione di motociclismo. Poi vi spiega che conosce anche il calcio italiano, ma che oggi è un po’ “in ribasso” perché sono migliori quelli tedesco e spagnolo.

Purtroppo, però, dall’altra parte del mondo la conoscenza dell’Italia non finisce qui. Se, parlando con questa persona del popolo, le buttate lì la parola “mafia”, vedrete che sul suo volto si accende un sorriso un po’ imbarazzato. “Ah sì – vi dice – mafia! Mafia! Italia mafia!”. Purtroppo questa medaglia di fango che ci ha messo al collo la sub-cultura di certe nostre aree geografiche non ce la togliamo più di dosso e notizie come quella dei funerali di Roma (che ha fatto il giro del mondo) continuano a rinforzare questa immagine puzzolente: Italia, un Paese di gente ignorante e retrograda, che osanna i mafiosi e si affida alla legge della delinquenza organizzata perché non è capace di applicare la legge delle persone civili e dotate di cervello. Proprio una bella immagine. Meno male che c’è Valentino Rossi a salvarci!

Piero Uboldi