Je ne suis pas

 A voi piacerebbe vedere su un giornale satirico una vignetta che sbeffeggia vostra madre a cosce aperte e peluria ben in vista mentre vi partorisce? O una vignetta che ritrae vostro padre mentre viene sodomizzato da voi, con vostro fratello dietro che, a sua volta, vi sodomizza? No, non credo che vi verrebbe molto da ridere.

E' per questo che, quando due anni fa ci fu la strage di Charlie Hebdo, io non scrissi da nessuna parte “Je suis Charlie Hebdo”.

Condannai profondamente quel barbaro attentato, ma non me la sentii di dire che io sono Charlie, perché mi informai su cos'è Charlie Hebdo: io amo la satira, mi piace “Il vernacoliere” che fa una satira piccante, irriverente e perfino volgare, ma non amo chi, senza far ridere, insulta e provoca.

Purtroppo tanti italiani non se ne accorsero allora e lo hanno capito solo adesso, quando Charlie Hebdo (che non ha mai risparmiato critiche all'Italia) ha pensato bene di dedicarsi al terremoto: prima ha deriso i nostri morti poi, cercando di giustificare l'infamia, ha pubblicato una seconda vignetta accusandoci di mafia, come se le case antiche crollate nel terremoto le avesse costruite la mafia e non il sudore di quegli abitanti.

Per fortuna noi non siamo Charlie Hebdo, ma la prossima volta, prima di immedesimarci con quella gente, informiamoci bene.

Piero Uboldi