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La legge elettorale

I cittadini francesi domenica  sono andati alle urne per eleggere il nuovo presidente. La Francia ha un sistema diverso dal nostro, da loro il presidente conta assai più che da noi. Ma soprattutto la Francia ha un sistema elettorale che alla fine, dopo il ballottaggio, stabilisce un vincitore certo. In Italia la situazione è ben diversa, abbiamo una storia politica assai differente, ma soprattutto oggi abbiamo una legge elettorale che non garantisce per nulla che dopo il voto ci sia un vincitore, anzi, è quasi certo che nessuno vincerà le prossime elezioni, se non si modifica tale legge.

Noi (probabilmente nel 2018) andremo a votare e otterremo un risultato in cui il centrosinistra avrà una bella fetta di parlamento, il centrodestra un’altra bella fetta e i 5 Stelle una terza bella fetta.
 Morale: nessuno vincerà e due delle tre “belle fette” dovranno mettersi d’accordo per governare (o meglio, governicchiare) insieme. Ma è di questo che abbiamo bisogno? Di un governicchio fondato sui compromessi? Di gente che si preoccupa più di non litigare anziché di prendere decisioni? No, oggi l’Italia ha bisogno di un governo stabile, di qualunque colore esso sia, ha bisogno di decidere, di essere credibile di fronte al mondo e ai partner europei. Ma ci sono gruppi di potere che hanno tutto l’interesse che la legge elettorale resti quella che è, gruppi che prosperano proprio grazie a questa necessità di compromessi e sotterfugi. 
L’iter per fare una nuova legge elettorale è già partito, ma arriverà fino in fondo? Speriamo, ma sarà arduo perché di Verdini in Italia non ce n’è uno solo.

Piero Uboldi 

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