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Si fingevano parenti per truffare anziani, ecco come agivano. 15 ordinanze

 

Sgominata la banda di rom che truffava gli anziani chiamando a casa delle vittime fingendosi un parente che aveva avuto un incidente, per poi mandare un emissario a prendere i soldi. 

Soldi che l’anziano credeva di dare al nipote per aiutarlo, invece finivano nelle tasche dei malviventi.


Colpi del genere ne sono accaduti molti nella nostra zona, da Bollate a Paderno, da Garbagnate a Saronno, un po' ovunque; adesso una grossa banda specializzata in questi raggiri è stata incastrata, sebbene per effettuare le telefonate utilizzasse numeri stranieri e dunque di difficile riconducibilità.
Nell’ambito di un'attività di indagine coordinata dal Procuratore Aggiunto della Repubblica di Milano dott. Riccardo Targetti e diretta  dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott.ssa Giancarla Serafini (procedimento penale nr. 10989/15 RGNR) e svolta congiuntamente  da personale della Polizia di Stato, della Polizia locale di Milano e dei Carabinieri in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica, nella prima mattinata odierna è stata data esecuzione ad un'ordinanza di applicazione di misure cautelari detentive emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano, dott.ssa Roberto Nunnari,  a carico di dieci cittadini italiani e cinque polacchi indagati in ordine a diciassette capi di imputazione per i reati di associazione a delinquere e truffa. 

L'attività ha tratto origine dallo sviluppo e dall'analisi degli accertamenti espletati in occasione dell'esecuzione, in data 21.09.2015, dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di B.M., uno dei quindici soggetti coinvolti nell'esecuzione odierna, nel corso della quale veniva sequestrato materiale di elevato interesse investigativo.

A seguito dell'analisi di cellulari e sim sequestrati, è stata avviata una serie di attività tecniche (tabulati ed intercettazioni), di controlli e di appostamenti e, contestualmente, una fitta attività documentale mediante la comparazione di decine di denunce analoghe, da cui è emersa inequivocabilmente  la commissione di una serie di truffe seriali poste in essere da soggetti di origini rom lovari polacche in danno di persone anziane, mediante un comune modus operandi che si può riassumere ne modo seguente.


Le vittime, mentre si trovano presso la proprie abitazioni, ricevono sulle utenze telefoniche domestiche chiamate da parte di un uomo o di una donna, che, presentandosi falsamente per loro parenti, generalmente nipoti, dopo una breve conversazione, chiedono loro l'urgente prestito di ingenti somme di denaro e/o preziosi, per far fronte al pagamento dei danni asseritamente cagionati in un sinistro stradale o in analoghe situazioni di emergenza. 
Il sedicente nipote, carpita la fiducia dell'anziana vittima, sfruttando lo stato di preoccupazione ed apprensione di quest'ultima, la informa quindi, sempre telefonicamente, dell'arrivo, presso la sua abitazione, di una persona di totale fiducia, alla quale poter consegnare il denaro e i preziosi, per poi portarli sul luogo dell'incidente.

Le indagini hanno accertato che i telefonisti, ovvero i finti nipoti, chiamano da utenze estere, generalmente posizionate in Polonia e Germania; mentre  le "persone di fiducia" inviate dai sedicenti nipoti a ritirare dalle vittime denaro e preziosi risiedono sul territorio nazionale ed in particolare nel novarese.

Le predette modalità ed il linguaggio utilizzato per convincere le vittime dimostra come i soggetti attivi coinvolti abbiano maturato una elevata competenza criminale utile a individuare la vittima da raggirare (vittima anziana e spesso sola in casa), oltre che una elevata professionalità nello scegliere tempi e modalità utili a portare a termini gli illeciti.

Sul piano investigativo, si sono rivelati particolarmente importanti i preliminari accertamenti dai quali è emerso come in diverse occasioni le utenze rilevate dall'analisi del traffico telefonico riconducibili o in contatto con quelle trovate nella disponibilità di B.M. in occasione del suo arresto, si localizzavano in circostanze di tempo e di luogo compatibili alla commissione di reati consumati con le stesse modalità dei fatti oggetto delle denunce analizzate. 

Dette utenze, per altro verso, risultavano essere utilizzate per un  brevissimo periodo di pochi giorni e poi dismesse.
Le attività tecniche hanno inoltre evidenziato come fondamentale l'apporto di soggetti non identificati, utilizzanti utenze estere, vere menti dell'organizzazione criminale, aventi il compito di individuare le anziane vittime fondatamente attraverso rubriche telefoniche e incrocio di dati utili a saggiarne l'età e preparare il terreno ai complici: in tale contesto emerge una non comune abilità dei centralinisti; nell'uso di strumenti informatici riuscendo a scoprire dati importanti e nel dirigere in tempo reale i movimenti degli esecutori materiali; non comune appare altresì l'abilità psicologica, verbale, comportamentale  utile a vincere  diffidenze, resistenze e dubbi e a conquistare la loro fiducia.

I venti episodi evidenziati e interamente documentati costituiscono con ogni probabilità solo la punta di un iceberg di numerosissime truffe tentate o consumate con identiche modalità, ma spesso neppure denunciate, per timore o per vergogna dalle anziane vittime.

I proventi di questa odiosa attività criminale, pur non essendo quantificabile neppure per approssimazione, appare comunque estremamente esteso, e i danni per le vittime sicuramente devastanti sia dal punto di vista sia economico sia soprattutto psicologico.

Alla complessa attività esecutiva che si è svolta a Novara e ad Abbiategrasso, ha collaborato congiuntamente personale della Sezione di P.G. presso la Procura della Repubblica di Milano, della Squadra Mobile di Milano, della Squadra Mobile di Novara, della Polizia Locale di Milano e della Compagnia Carabinieri di Abbiategrasso.

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