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Shoefiti, la moda delle scarpe volanti arriva in ritardo

 La moda dello shoefiti, ossia del lancio delle scarpe allacciate tra loro in modo da riuscire ad appenderle a un cavo sospeso in aria, da qualche tempo (con anni di ritardo rispetto al mondo) è arrivata anche nel nostro territorio. Nella zona “sud” dell’area seguita dal Notiziario il primo caso di scarpe appese a un cavo ci è stato segnalato circa un anno e mezzo fa a Bollate, in via Puccini, una stradina laterale di via Vittorio Veneto. Poi, negli ultimi mesi, i casi hanno cominciato a moltiplicarsi, in particolare tra la stessa Bollate e la vicina Senago, ma anche a Novate, con scarpe “volanti” che si possono notare in diverse strade, come mostrano le fotografie scattate in via Puccini a Bollate, in viale De Gasperi a Senago e in viale Lombardia a Bollate.

Una moda quella dello shoefiti che da noi, come detto (e come spesso accade) è arrivata in forte ritardo. Questa pratica pare sia cominciata negli anni ‘80 negli Usa; in Europa le prime scarpe appese a cavi della corrente o del telefono le abbiamo viste coi nostri occhi all’inizio del nuovo millennio, la prima volta in Germania, la seconda in Lettonia, ma già tale moda si era diffusa da tempo nel Sud America e in Australia. Poi è arrivata l’Europa, infine l’Italia.

E’ un po’ come la moda di “incatenare” il proprio amore ponendo un lucchetto su un ponte e gettando nel fiume la chiave: il ponte unisce due sponde, l’amore unisce due persone e il lucchetto vuole rappresentare l’eternità di quel legame; una moda che ha origini antiche e che in Italia è arrivata quando, nel 2004, uscì il film “Tre metri sopra il cielo”, tratto dal romanzo di Federico Moccia: tanti corsero subito ad imitare quella pratica, che dilagò impazzando soprattutto tra gli adolescenti.

Tornando alle scarpe appese ai cavi, l’aspetto più buffo è cercare di dar loro un significato: sui social c’è chi allarma i lettori avvisando che è un segnale dei ladri per dire che lì c’è un appartamento da svaligiare, oppure che quella è una zona di spaccio. Leggende metropolitane. In via Puccini a Bollate, primo luogo in cui le scarpe volanti sono comparse nella nostra zona, negli ultimi cinque anni si è registrato solo il furto di una bicicletta e certo non è zona di spaccio.

Forse in origine un significato quelle scarpe appese ai cavi potevano averlo, ma oggi non è altro che una moda e, addirittura, in Nuova Zelanda è diventata da tempo perfino una simpatica attività sportiva. Nulla di più.

Speriamo soltanto che questa moda non dilaghi troppo in Italia come avvenne per i lucchetti, perché noi Italiani non abbiamo il senso del limite: a Roma il romantico lampione di ponte Milvio (celebrato da Moccia nel suo romanzo) nel 2007 crollò sotto il peso dei troppi lucchetti: speriamo che non venga sradicato qualche cavo dell’Enel sotto il peso delle troppe scarpe appese!

Piero Uboldi

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