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Arrivano le “Doll hakers”, le ragazzine che cambiano i connotati a Barbie e Bratz

Nella foto una creazione di  Wendy Tsao, che ha trasformato una bambola Bratz in Malala Yousafzai, giovane attivista pakistana e Premio Nobel per la Pace

I ragazzi non finiscono mai di stupirci, e in questo caso decisamente in positivo. Sta sempre più prendendo piede tra le giovanissime la moda del “Doll hacking”.

Di cosa si tratta? Semplicemente di cambiare i connotati a Barbie e Bratz, le bambole più commercializzate al mondo e purtroppo spesso molto lontane, a livello estetico, dalla normalità.
Ma questa volta le ragazzine non ci stanno e mano ai pennelli hanno deciso in molte di personalizzare le loro bambole.

Ma non si tratta di una personalizzazione “classica”, ma di una piccola rivoluzione: le ragazzine cancellano in modo radicale i connotati delle bambole. Connotati che sono decisamente “iper sessualizzati” come occhi e ciglia esagerati, per non parlare di labbra dalle dimensioni decisamente irrealistiche.
Insomma: le bambole stanno diventando una caricatura degli stereotipi della bellezza femminile, ma le piccole acquirenti non ci stanno. E così, armate di solvente per unghie, colori da modellismo e tanta creatività, hanno deciso di dare un nuovo volto alle bambole preferite. E non certo con l’intenzione di imbruttirle, magari per invidia o senso di inferiorità, tutt’altro.

L’intenzione di tante ragazzine è invece quella di renderle più reali, bambole in cui ciascuna si possa in qualche modo immedesimare, pur rimanendo molto graziose. A colpi di solvente quindi cancellano occhi e bocche caricaturali, per poi ridipingerli in una dimensione “umana” e senza trucco. Anche i capelli vengono modificati: via le chiome lunghissime, vengono tagliati e acconciati secondo i gusti delle ragazzine, che rispecchiano quello che le ragazzine sono. Anche l’abbigliamento viene cambiato: niente tacchi a spillo e scollature vertiginose: al loro posto jeans, felpe, magliette colorate e spesso anche i “maglioncini delle nonna”, insomma quello che molte pre-adolescenti hanno realmente nel proprio armadio.
I risultati sono a dir poco incredibili: nelle fotografie che ritraggono le bambole rinnovate, oltre a una grande creatività e manualità delle giovanissime artiste, emerge anche un’attenzione particolare al contesto.

Niente party esclusivi, ville da sogno e auto costose, ma giardini pubblici, passeggiate con il cagnolino, aule scolastiche.
Quello che può sembrare a prima vista solo un gioco creativo nasconde però un messaggio ben preciso: le ragazzine si sono stufate di modelli di bellezza improponibili e con quello che è stato definito dalla stampa, “femminismo spontaneo”, si stanno riappropriando non solo delle proprie bambole, ma anche della propria identità. Il fenomeno è nato negli Stati Uniti e si sta diffondendo con successo, tanto che anche le grandi case produttrici se ne sono accorte. In occasione dello scorso 8 marzo infatti, e non è certo un caso, sono stati messi in commercio 17 nuovi modelli di Barbie, che sono ispirati a altrettante donne vere, e non certo donne qualsiasi, ma donne che possano essere un esempio di emancipazione e determinazione.

Abbiamo quindi una Barbie che raffigura la pittrice Fida Kahlo, ma anche una campionessa di scherma che ha gareggiato con il velo come Ibtihaj Muhammad, e persino Chloe Kim, la prima americana di origini asiatiche che ha recentemente vinto la medaglia d’oro per lo snowboard ai giochi di Pyeong Chang, a soli 17 anni.
In realtà la “madrina” di queste manipolazioni è l’artista canadese Wendy Tsao, che ha “preso di mira”, già qualche anno fa, le bambole Bratz, trasformandole in donne celebri come per esempio il premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, giovanissima attivista pakistana ma anche la scrittrice J.K. Rowling.
Insomma, un’ottima strategia di marketing per l’azienda produttrice, la Mattel, ma che siamo sicuri non basterà a togliere la voglia a tante ragazzine di crearsi la propria Barbie o Bratz su misura.

 

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