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A Monza il primo villaggio italiano per malati di Alzheimer

L’Alzheimer è ormai una patologia sempre più diffusa in Italia, e sempre più difficile da gestire da parte delle famiglie che si trovano a affrontare questa situazione. solitamente, quando lo stato del paziente rende impossibile, o davvero difficoltosa la gestione domestica, si ricorre alle classiche Rsa, vale a dire le case di riposo e cura.
Grazie a una buona intuizione di una cooperativa italiana, sembra però che si schiudano nuove prospettive in merito. E tutte a favore delle persone colpite da questa subdola malattia.
La nostra attenzione oggi va a una particolarissima realtà, che si sta sviluppando proprio nella nostra zone, precisamente a Monza.
Si tratta di un vero e proprio “villaggio” dedicato proprio ai malati di Alzheimer, che è stato completato poco meno di due mesi fa e che comincerà a essere attivo molto probabilmente durante il mese di maggio.
Questa interessantissima esperienza è stata creata dalla Cooperativa La Meridiana, che ha al suo attivo 40 anni di esperienza nei servizi all’anziano e ora si è lanciata in questo progetto avveniristico.
No, non stiamo parlando della classica casa di cura, una Rsa qualsiasi. In questo caso si parla di un vero e proprio villaggio, un piccolo paese, situato a due passi dalla Reggia di Monza, capace di ospitare circa 65 pazienti, tutti affetti da Alzheimer. Tradizione e tecnologia: questi sono i due termini che contraddistinguono questo villaggio particolarissimo: questo “paesino” infatti è concepito secondo i canoni classici. Su un’area di oltre 14 mila metri quadri si parte da una piazza centrale, che accoglie attorno case, negozietti, panchine e persino piccoli orti, un bar, un parrucchiere un minimarket e anche un cine-teatro.

L’idea è arrivata da una simile esperienza olandese, per il momento non ancora “doppiata”, se non, appunto, a Monza.
L’intento di questo “villaggio protetto” è quello di garantire ai pazienti una vita quanto più possibile normale e soddisfacente ma nello stesso tempo sicura, favorire la socializzazione con gli altri ospiti e prolungare, quanto più possibile, le capacità cognitive e organizzative dei pazienti.
Gli ospiti saranno accolti in appartamenti che comprenderanno otto camere private, una zona pranzo comune e altra tre grandi zone giorno distinte. La filosofia che anima questo villaggio è quella di minimizzare lo stress emotivo a cui sono sottoposti molti pazienti affetti da Alzheimer. Uno stress facilmente comprensibile, che non tocca solo i pazienti, ma anche le famiglie, che molto spesso faticano, a ragione, a gestire le “stranezze” dei malati, che molte volte finiscono per sfociare in episodi di intolleranza se non di “violenza”.

Restituire ai pazienti una vita normale, seppure controllata e monitorata, potrebbe aiutare moltissimo chi è affetto da questa patologia. E in questo senso la tecnologia è un elemento fondamentale del villaggio: ogni appartamento è sorvegliato da un operatore, che, proprio grazie a una sofisticata tecnologia, resta in contatto costante, tramite smartphone, con tutti gli ospiti, notte e giorno. Ospiti che non vengono certo chiusi in camera la sera, anzi: avranno la massima libertà di movimento, si, anche la possibilità di preparare una bella colazione nel cuore della notte, ma il tutto sempre sotto controllo.

Sono previsti infatti percorsi luminosi per guidare i pazienti al bagno e alla cucina comune, ma anche negli spazi esterni (e tutti i loro movimenti verranno segnalati all’operatore di riferimento), così come anche per esempio la televisione sarà dotata di una tecnologia in grado di “leggere” le reazioni emotive dei malati, adeguando i programmi trasmessi a tutte le esigenze del momento e permettendo persino di inserire nei programmi contenuti altamente personalizzati per ogni ospite.
Si tratta davvero di una sfida senza precedenti in Italia. Il villaggio aprirà i battenti a breve: anche se ormai quasi completato entrerà infatti a regime in maggio, quando saranno assunti 55 operatori e dalla lista d’attesa saranno scelte le 64 persone più adatte, cioè che abbiano ancora una capacità residua di cognizione per affrontare questa esperienza.
Un altro dato più che positivo?
Il villaggio è partito con un budget necessario di ben 9,5 milioni di euro, 6,5 dei quali sono già arrivati da donazioni private, da quelle pervenute da famiglie importanti, quelle di gente comune e per finire da quelle arrivate da importanti Fondazioni.
Un esperimento che non mancherà di fare parlare ancora e che, ne siamo sicuri, raccoglierà i fondi mancanti senza troppe difficoltà.

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