Settimana scorsa a Basiano, in provincia di Milano, è morto in un incidente stradale in moto Antonio Colia, 67 anni e con lui è deceduta anche la compagna, Maria Cristin Rigato. Una morte di cui hanno parlato tutti i mass media nazionali, perchè Colia non era un uomo qualunque: era il braccio destro di Renato Vallanzasca in quella banda che per anni aveva terrorizzato Milano e l’Italia con le sue spettacolari rapine, le sparatorie e gli omicidi.
Colia, soprannominato il “pinella”, era anche più del braccio destro di Vallanzasca, era la mente della banda e quello che, si dice, gestiva gli affari del gruppo composto da ben quindici banditi, oggi quasi tutti morti. Ma ciò che le cronache nazionali non hanno raccontato è che Antonio Colia era di Bollate, o meglio, di Cassina Nuova.
Sì, Colia sin da bambino era cresciuto nella cosiddetta “corea” di via Po e aveva frequentato le scuole cassinanovesi.E a Cassina Nuova diverse persone ancora lo ricordano bene e non lo descrivono certo (quando era giovane) come un feroce delinquente. Tutt’altro. “Me lo ricordo bene – ci racconta un commerciante – andavamo a scuola insieme, eravamo nella stessa classe: lui era timido, studioso, un bravo ragazzo… Poi ha deciso di aprire una carrozzeria a Paderno Dugnano, era un gran lavoratore, sapeva fare il suo mestiere. Ricordo che aveva modificato la carrozzeria di un’auto e per questo, ogni volta che incrociava i vigili, lo fermavano. Una volta non si fermò all’alt di un vigile diPaderno, lo inseguirono fino a Niguarda e lì lo bloccarono. Lui diede un pugno al vigile e per questo finì in carcere per 6 mesi”.
E’ lì che Colia ha conosciuto chi poi lo portò sulla cattiva strada. Nella sua lunghissima carriera criminale ha collezionato quattro ergastoli e 260 anni di carcere ma, dopo averne scontati oltre 30 dietro le sbarre, era stato rimesso in libertà e aveva deciso di chiudere con la malavita.
Una libertà che non ha potuto assaporare a lungo, perchè a volte una moto può essere più pericolosa del mitra di un carabiniere.
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