La buona scuola, la mala scuola

In un paese della nostra zona (che per ovvie ragioni non possiamo indicare con precisione) c’è una scuola in cui, tempo fa, una classe era rimasta senza insegnante di ruolo. La dirigente di quella scuola non nominava la supplente perché sapeva che la prima persona in graduatoria aveva seri problemi comportamentali. L’unico modo per non mettere in mano i bambini a quella maestra era non nominare la supplente, in attesa che la nominasse qualcun altro. Vi rendete conto?

A Garbagnate nei giorni scorsi molti genitori di una classe delle elementari sono scesi in piazza a protestare: una supplente con incarico annuale è “accusata” di non sapere l’Italiano. Si sono rivolti al Provveditorato che ha aperto una pratica: la risposta… entro 120 giorni lavorativi. Ossia, più o meno, a fine anno scolastico. Poi è arrivata la classica “solu-zione tampone”.

A Bollate una classe per due anni ha avuto una brava supplente: quest’anno è stata cambiata perché le graduatorie contano più del diritto dei bambini ad avere la continuità didattica. Ma la fragilità sono i bambini o i burocrati?

In queste settimane c’è un’onorevole della nostra zona, Eleonora Cimbro, che con lodevole impegno sta incontrando diverse realtà per raccogliere suggerimenti da portare a Roma in vista della riforma della scuola. Bene: Cimbro vada a Roma a dire che la prima riforma della scuola pubblica è ricordarsi che la fragilità sono gli studenti, non gli insegnanti, e che avere un docente adeguato al ruolo dev’essere sempre e assolutamente una certezza.

Piero Uboldi

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