I profughi “americani”

L’emergenza profughi e migranti è purtroppo sotto gli occhi di tutti: gente che fugge dalle guerre e gente che fugge dalla povertà.

Una massa sempre più imponente che ben difficilmente potrà essere accolta tutta dalla piccola Europa. In questa tragedia chi tace e sta alla finestra sono gli Stati Uniti d’America, lontani migliaia di chilometri dal problema e dagli sbarchi, col loro filo spinato al confine col Messico e coi rigidissimi controlli a qualunque frontiera.

Ma è giusto che gli Usa restino così indifferenti al problema? Non sono stati proprio loro a scatenare il pandemonio rompendo i delicatissimi equilibri nelle terre arabe? Prima la guerra contro Saddam accusato di avere armi chimiche che non aveva, poi il forte supporto alla guerra contro Gheddafi che non consentiva loro di sfruttare gli immensi giacimenti di petrolio, infine la guerra contro la Siria di Bashar al Assad nella quale, ormai è storia, gli americani hanno armato i suoi nemici che poi hanno dato vita all’Isis.

Non è questione di essere anti americani, perché tutte le grandi potenze usano la loro forza militare ed economica per difendere i propri interessi, ma è accettabile che gli Stati Uniti, dopo aver acceso il fuoco nella polveriera del Medio Oriente, ora stiano alla finestra di fronte al dramma dei profughi che le loro guerre stanno provocando?

Piero Uboldi

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