Rolex d’oro, donne umiliate omosessuali frustati

L’Arabia Saudita è un Paese molto discutibile, con un governo monarchico che manda a morte la gente per impiccagione, che utilizza come pene l’amputazione delle mani e la fustigazione, che proibisce alle donne di guidare l’auto e spesso perfino la bicicletta, che condanna alla prigione o alle frustate gli omosessuali. Un Paese, insomma, che una democrazia dovrebbe mettere subito sulla lista nera degli indesiderati. Invece non è così, invece l’Arabia Saudita è nostra amica, amica dell’Italia. Perché? Perché ha il petrolio? Sì, ma anche perché fa regali da sogno a chi, in Italia, deve decidere.

Nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo la notizia che la delegazione governativa italiana in visita a Riad ha dato vita a una furiosa lite per stabilire a chi spettassero dei Rolex d’oro donati dal governo saudita. Tutti si sono scandalizzati per quella rissa, ma il vero scandalo è un altro: non è ammissibile che una delegazione italiana riceva regali che valgono ciascuno ben oltre 10mila euro. Come possono i politici e i funzionari italiani prendere decisioni equilibrate e sagge quando devono decidere su un Paese che impicca la gente, reprime i diritti delle donne e frusta gli omosessuali ma fa regali da sogno? E’ inammissibile che i nostri governanti accettino simili doni, perché in realtà sono fortissimi condizionamenti. E la cosa grave è che, se non fosse scoppiata la rissa, dei Rolex d’oro non ne avrebbe saputo nulla nessuno in Italia. Ma è riempiendosi le tasche di regali preziosi che si decide la politica estera?

Piero Uboldi

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