Bimbi dimenticati in auto? arrivano i seggiolini salvabebè

Con l’arrivo dell’estate e delle temperature elevate si ripropone lo scottante argomento dei bambini dimenticati in auto sotto il sole e delle drammatiche, e fatali, conseguenze che questi terribili episodi comportano.

Anche se fortunatamente non si tratta certo di fenomeni all’ordine del giorno, i fatti di cronaca che si sono verificati in passato, hanno profondamente colpito l’opinione pubblica.

L’ultimo episodio ha riguardato una bimba di 7 mesi, “dimenticata” in auto dal padre, in provincia di Pisa.

Questi veri e propri drammi, che hanno distrutto la vita di molte famiglie, hanno fatto si che alcune aziende si siano occupate di mettere a punto appositi sistemi di sicurezza, da installare in auto, per scongiurare queste tragedie.

Arrivano dunque i primi seggiolini dotati di sistemi di sicurezza, mentre una proposta di legge per l’introduzione di dispositivi salvabebè è stata ripresentata alla Camera e al Senato.

Al momento, in assenza di disposizioni di legge, a muoversi è stato invece un colosso dei prodotti per neonati e bambini, la Chicco Arsana.

Dopo mesi di sperimentazione e messa a punto, in collaborazione con Samsung, stanno per essere lanciati sul mercato i primi due seggiolini per auto dotati di sensori “BebèCare” integrati e collegati ad una specifica app. Per poterli utilizzare, oltre all’apposito seggiolino, bisognerà avere uno smartphone dove installare un’apposita app. Nella prima fase l’app sarà solo per i Samsung, ma da novembre dovrebbe essere disponibile per tutti i dispositivi Android e iOs.
Ma come funzionano questi nuovi dispositivi?
Basterà connettere il seggiolino auto Chicco all’app BebèCare, scaricabile gratuitamente e disponibile su store e device Samsung.

Il sistema si attiva dopo alcuni secondi dal momento in cui il bambino viene posizionato sul seggiolino, segnalando la presenza a bordo auto attraverso l’applicazione dedicata. La app è gratuita, e una volta scaricata sul proprio smartphone Samsung, bisognerà creare un “account famiglia” e inserire i dati richiesti, tra cui anche i numeri di emergenza (da 1 ad un massimo di 5) ai quali verrà inviato un sms in caso di emergenza. Successivamente si deve associare il seggiolino BebèCare al proprio “account famiglia”, tramite il Qr code stampato sull’etichetta di omologazione.
Il sistema prevede due gradi per la segnalazione dell’eventuale situazione a rischio: quando lo smartphone su cui è stata scaricata l’app BebèCare si allontana dall’auto su cui c’è il seggiolino con il bambino a bordo, l’app stessa invia al cellulare un allarme acustico e visivo che è possibile silenziare entro 40 secondi.

Il secondo livello di sicurezza prevede invece che, se l’allarme non viene silanziato allo scadere dei 40 secondi (cosa che fa intendere che il genitore o l’adulto che accompagna il bambino non l’ha udito), l’app manderà un sms a tutti i numeri di emergenza registrati nell’account famiglia, con le indicazioni utili a geolocalizzare l’area nella quale si trovano ovetto e bimbo, dando la possibilità a cinque persone di attivarsi tempestivamente per scongiurare il peggio.
L’idea è certamente molto interessante, anche se, è chiaro, ha anche finalità commerciali.
In molti si sono chiesti se non si possa intervenire anche a livello legislativo.

In realtà nella scorsa legislatura alcuni deputati avevano presentato una proposta di legge a tema, suggerendo di inserire nel Codice della strada un’aggiunta: rendere obbligatoria l’installazione di un dispositivo d’allarme per segnalare la presenza di un bimbo nell’ovetto ancorato ai sedili posteriori di una macchina. Si accennava anche all’esistenza di un congegno ideato da un gruppo di studenti aretini e brevettato in Italia, cioè “un dispositivo che scatta quando si spegne il motore e si chiude la portiera dell’automobile.

Poi naturalmente non se n’è fatto più nulla, nonostante gli impegni, ribaditi dopo la penultima tragedia.
Un disegno di legge simile, firmato da appartenenti a una formazione politica opposta, è stato riproposto alla Camera e al Senato. Si intitola “introduzione dell’obbligo di un dispositivo acustico e luminoso collegato ai sistemi di ritenuta per bambini”.

Ma, ancora una volta, vista la situazione politica italiana, tutto si è arenato nuovamente.

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