Cooperative “usa e getta”, nascosti ricavi per 100 milioni, sequestrati beni per 19 milioni

Guardia di FinanzaCooperative “usa e getta” per lavori di facchinaggio, distribuzione merci e logistica hanno occultato al Fisco ricavi per oltre 100 milioni di euro: la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per 19 milioni.

Tra i 21 indagati, nei ruoli di spicco anche due milanesi ed un brianzolo.

I Finanzieri della Tenenza di Crema, nell’ambito dell’operazione “Enigma” coordinata dal Dott. Mauro Clerici, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Milano, hanno dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro di disponibilità finanziarie, autovetture ed immobili per un valore complessivo di circa 19 milioni di euro.

Il sequestro giunge al termine di una vasta indagine iniziata nei confronti di alcune cooperative operanti nel territorio cremasco e sviluppatasi successivamente nei confronti di 40 cooperative situate per lo più nel milanese. Le indagini dei Finanzieri hanno permesso di portare alla luce un sistema di frode che negli anni ha permesso di occultare al Fisco oltre 100 milioni di euro di ricavi, attraverso anomali rapporti commerciali tra le cooperative ed alcuni consorzi di riferimento.

È stato infatti accertato come gli amministratori di questi ultimi costituissero ad hoc le cooperative necessarie per aggiudicarsi cospicui appalti per importanti clienti, operando ciclicamente per 2-3 anni per poi condurre le società alla chiusura o all’inattività.

In particolare, determinate figure, formalmente estranee al consorzio, venivano incaricate di procacciare le commesse da grandi aziende a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli di mercato; una volta ottenuta la commessa veniva creata la cooperativa necessaria per l’esecuzione dei lavori (facchinaggio, distribuzione merci e servizi di logistica).

La cooperativa, a sua volta, effettuava i lavori e fatturava al Consorzio il quale, come fonte di ricavo, applicava un ricarico rispetto a quanto corrisposto alla cooperativa e fatturava alla società appaltante. Tuttavia la cooperativa che eseguiva i lavori, pur emettendo fattura per la prestazione resa, non presentava alcuna dichiarazione fiscale, limitandosi a pagare esclusivamente i dipendenti.

I prestanome, invece, venivano reclutati tra ragazzi giovani e molto spesso ingenui, persone gravemente malate o con evidenti problemi economici che dopo aver firmato una mole di documenti in bianco, si ritrovavano rappresentanti legali di società che occultavano al Fisco diversi milioni di euro.
Per l’opera offerta, i prestanome hanno confermato di essere stati retribuiti in denaro, a volte in un’unica soluzione e più frequentemente attraverso dazioni periodiche, da parte degli occulti amministratori di fatto (da qui il nome dell’operazione “Enigma”).

Al termine delle indagini sono stati iscritti nel registro degli indagati 21 soggetti, tra questi, quali artefici della frode, spiccano T. T., milanese di anni 44 e O.S., napoletano di anni 66 residente a Desio ed iscritto all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Svizzera) – entrambi amministratori di due distinti consorzi e delle rispettive cooperative satellite, e S.C., casertano di anni 56 residente a Milano, procacciatore degli appalti.

L’operazione Enigma si inquadra in uno degli obiettivi strategici del Corpo a contrasto delle frodi fiscali e delle condotte evasive più gravi che inquinano il mercato legale ed alterano la concorrenza tra imprese sane.

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