Origgio: chiuso il centro profughi

Chiuso il Centro profughi di Origgio.

I dodici migranti richiedenti asilo che si erano bene integrati in paese non ci sono più.

Il centro d’accoglienza, che era stato aperto in via Da Vinci nel marzo del 2018, è stato chiuso giovedì scorso su ordine della prefettura, trasferendo gli ospiti altrove.

Motivo: su disposizione del Ministero dell’Interno i profughi vanno concentrati in tutti i centri più grossi, evitando di lasciarne tanti sparpagliati sul territorio.

Questa ridistribuzione ci ha colto di sorpresa – riferisce Sayed Hasnain, collaboratore della Equipe Società Cooperativa che gestiva il centro, attivato in un immobile messo a disposizione da una famiglia pakistana – E’ successo dall’oggi al domani, tanto che non siamo nemmeno riusciti ad avvisare Hesperia, con cui avevamo siglato una convenzione per lavori socialmente utili”.

Sayed ringrazia l’amministrazione comunale per la collaborazione e la cittadinanza, che non ha mai creato tensioni coi profughi. “Gli extracomunitari erano ben integrati – sottolinea infatti l’assessore ai Servizi sociali Carlo Di Pietro – Siamo molto stupiti di questa decisione”.

Gli fa eco Umberto Bartoletti, presidente del gruppo culturale Hesperia: “E’ un vero peccato. Nel nostro piccolo eravamo riusciti a fare integrare bene questi giovani, che erano felici di rendersi utili per la collettività attraverso la nostra associazione. Di sicuro ci mancheranno molto, sia umanamente sia a livello pratico”.

I migranti erano nigeriani, curdi iracheni e un eritreo, per i quali era stato avviato un percorso d’inserimento sociale e lavorativo riuscito alla perfezione.

Va detto che, essendo pochi, è stato più facile integrarli: ben diverso era il caso di Uboldo, dov’erano ben 130 quelli inseriti anni fa in un vecchio cascinale della frazione Regusella.

Se questi ultimi passavano tutto il giorno coi telefonini in mano e a giocare a calcio nel campo della struttura, con qualche tensione vissuta in paese quando qualcuno usciva ubriacandosi nei bar, a Origgio è stata tutt’altra storia: un’esperienza molto positiva perché si stava attuando, con la cooperativa Equipe, un progetto d’integrazione a tutti gli effetti. Addirittura c’era chi lavora come cuoco in un ristorante del Legnanese, mentre altri stavano imparando un mestiere.

Altri ancora collaboravano con Hesperia, che gestisce la Villa Borletti, occupandosi della pulizia esterna e interna dell’edificio (che ha 50 finestre), dell’allestimento e dello smontaggio mostre, del presidio delle sale in caso di afflusso di numeroso pubblico e di ogni altra attività che si renda necessaria.

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