Le sigarette fanno bene… alla ricerca

notiziarioIl viceministro Lorenzo Fioramonti vuole aumentare di 10 centesimi il costo delle sigarette per reperire soldi con cui finanziare la ricerca universitaria.

In un Paese strano come l’Italia questo ci sta: anziché aumentare il prezzo delle sigarette per disincentivare il fumo, che è dannoso, si aumenta il prezzo con l’auspicio che i fumatori continuino a fumare, perché devono sostenere la ricerca.

Va bene, così i fumatori saranno “contenti” di pagare 10 centesimi in più, perché sanno di farlo a fin di bene. Con buona pace di chi sostiene (a ragione) che il fumo fa male.

Se invece fossimo un Paese normale, il prezzo delle sigarette lo aumenteremmo sì, ma non di 10 centesimi, bensì di 5-10 euro, per disincentivare il fumo.

Basta guardare cosa accade attorno a noi per capirlo. Nel Regno Unito un pacchetto di sigarette costa in media 11-12 euro, in Norvegia 11 euro, in Svizzera quasi 8 euro, in Francia 7,50, a New York 12 euro, in Irlanda 13 euro…

Poi c’è il caso dell’Australia, Paese che, come abbiamo già avuto modo di scrivere, non scherza affatto: a Sidney un pacchetto di sigarette costa tra i 22 e i 33 euro.

Ma non solo. Se noi andiamo all’estero, possiamo portare in Italia due stecche di sigarette (se arriviamo da un paese Ue) o una stecca (se arriviamo da fuori Ue).

In Australia chi va all’estero può rientrare solo con un pacchetto di sigarette. Uno solo. E per chi trasgredisce può scattare anche l’arresto.

Non lagniamoci dunque, noi fumatori, se il viceministro ci aumenterà il pacchetto di 10 centesimi: potrebbe andarci assai peggio.

Piero Uboldi

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