Arese, amianto in fabbrica all’ex Alfa: assoluzioni confermate

La Corte d’Appello ha pubblicato le motivazioni con le quali ha confermato le assoluzioni degli ex vertici di Alfa, Lancia e Fiat imputati per le morti causate da esposizione all’amianto.

Secondo la Corte non c’è certezza scientifica che i decessi per cancro siano stati determinati dalla durata delle esposizioni all’amianto e dalla collocazione temporale.

Da qui la definitiva assoluzione di Paolo Cantarella, ex amministratore delegato di Fiat Auto, Giorgio Garuzzo, presidente Fiat, Pietro Fusaro, presidente di Lancia Industriale e di altri due amministratori delegati di Alfa Romeo. Una sentenza che chiude la vicenda e lascia l’amaro in bocca alle famiglie dei lavoratori che hanno perso la vita.

I vertici dell’azienda erano alla sbarra per il decesso di 15 operai per forme di cancro riconducibili, secondo l’accusa, all’amianto presente nello stabilimento dell’Alfa tra gli anni ’70 e metà anni ’90. Ma i giudici in 80 pagine hanno evidenziato che restano dubbi sull’effettiva esposizione all’amianto degli operai.

Nel dibattimento sono stati individuati periodi di esposizione in altre aziende e anche in ambienti extraprofessionali. Inoltre gli imputati non avevano incarichi con l’obbligo di tutela dei lavoratori.

Insomma, secondo i giudici, sussistono ipotesi causali alternative e non c’è evidenza scientifica sul cosiddetto effetto acceleratore dell’esposizione. Nel processo si erano costituiti parte civile il Comune, la Regione, il sindacato Cobas e l’Associazione italiana esposti amianto.

Il Comune si era costituito parte civile per esprimere vicinanza alle famiglie coinvolte nella vicenda. Ma il verdetto non rendendo giustizia alle vittime non rimargina la ferita. La stranezza del processo: alcune famiglie sono state risarcite e altre invece non hanno ottenuto alcun riconoscimento.

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