Domenica 27 settembre Canale 5 trasmette in prima serata “Il mio nome è Carlo”, il film tv dedicato alla vita e alla testimonianza di Carlo Acutis, con la possibilità di seguire la visione anche in streaming sulla piattaforma Mediaset Infinity. La messa in onda cade a vent’anni dalla scomparsa del giovane, spentosi il 12 ottobre 2006 a soli quindici anni a causa di una leucemia fulminante, e a poco più di un anno dalla solenne canonizzazione celebrata in piazza San Pietro il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV.
La pellicola giunge sul piccolo schermo dopo la diffusa attesa alimentata dal trailer ufficiale rilasciato il 7 settembre scorso e dopo la presentazione ufficiale alla stampa avvenuta il 23 settembre al cinema Ariosto di Milano, a poca distanza dalla parrocchia di Santa Maria Segreta dove il giovane frequentava la messa e dove si conserva una reliquia del suo cuore.
Un film sulla vita di Carlo Acutis, proclamato santo da Papa Leone
Anche il territorio del Saronnese si unisce al ricordo del “patrono dell’internet”. A Saronno il legame spirituale con la figura del giovane santo è particolarmente profondo e sentito: la comunità locale ne custodisce infatti una reliquia nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli e nel corso del tempo ha promosso diverse cerimonie religiose, momenti di preghiera e incontri di catechesi dedicati alla sua memoria, coinvolgendo in modo speciale i ragazzi degli oratori e le famiglie della zona.
Il film biografico evita l’impostazione puramente agiografica per restituire il profilo autentico del ragazzo nella sua quotidianità. La narrazione si sviluppa lungo tre fasi della sua breve vita, a sei, undici e quindici anni, negli anni del primo liceo, intrecciando passato e presente.
Emerge fin dall’infanzia una naturale inclinazione spirituale capace di coinvolgere quanti gli vivevano accanto, per poi mostrare un preadolescente vivace, appassionato di informatica e immerso nella vita di tutti i giorni tra scuola, amici, partite a pallone, lezioni di sassofono, servizio al catechismo e attenzione costante verso le persone emarginate e senza dimora. Particolare rilievo viene dato al suo rapporto con la rete, intesa da Carlo come uno strumento prezioso per diffondere messaggi positivi e condividere la fede.
Il racconto affronta poi il dramma della malattia improvvisa, fino ai momenti più toccanti vissuti in ospedale accanto alla madre, capaci di restituire con forza la profondità del suo messaggio.




