HomeNEI DINTORNIIl rapporto tra famiglia e anziano nelle case di riposo

Il rapporto tra famiglia e anziano nelle case di riposo

La famiglia dell'anziano che sceglie la casa di riposo fa spesso questa scelta per necessità: condizioni fisiche precarie del proprio caro, difficoltà a livello cognitivo, lontananza dalla residenza del parente, rapporti conflittuali che non permettono la coabitazione.

Ciò che dovrebbe essere una scelta consapevole, viene vissuta dal familiare come un obbligo nato dopo vari tentativi falliti, e lo mette in difficoltà rispetto al chiedere aiuto e all'esternare la propria fatica.

Una volta presa questa ardua decisione, i familiari devono passare per la lista d'attesa per il ricovero. 


Questo tempo è accompagnato, il più delle volte, da ansia e sconforto perché magari la situazione attuale non è più gestibile.

Dunque, il familiare che giunge in una residenza sanitaria assistita, ha un notevole stress psico-fisico da gestire che si aggiunge al senso di colpa che subentra, il più delle volte, quando si deve lasciare l'anziano in quello che è una sorta di suo nuovo mondo.

Il problema della separazione è tutto fuorché banale: si lascia il vecchio mondo ben conosciuto per una situazione nuova.

I dubbi del familiare nei confronti della struttura, a questo punto, diventano molteplici: sarà curato a dovere? Ascolteranno i suoi bisogni come li ascoltavo io? Interverranno tempestivamente su eventuali criticità? Se non sta bene sarà in grado di comunicarmelo?

A questi se ne aggiungono altri: Avrò fatto la scelta giusta? Sono così incapace da non riuscire a curarlo da solo? Sarà arrabbiato con me perché l'ho lasciato da solo

Sostenere in questa fase la famiglia è fondamentale e lo è ancora di più far comprendere che i segnali che il nostro anziano sarebbe in grado di mandarci in una situazione di «malattia» per così dire ambientale sono molteplici.

Inoltre, l'attenzione all'accoglienza, in questo turbinio di emozioni, diventa un dovere per la struttura stessa, soprattutto per gestire al meglio i vissuti di inadeguatezza e sensi di colpa che inevitabilmente derivano dalla situazione.

Una buona integrazione del familiare in una RSA passa attraverso la cura del paziente ma nello stesso tempo la cura della famiglia dello stesso.

Il primo passo da fare è costruire un rapporto di fiducia e la trasparenza delle informazioni è alla base di questa costruzione.

Sia il familiare dovrà renderci partecipe della vita del proprio caro pre-ricovero sia il personale medico e paramedico dovrà aggiornare costantemente la famiglia sulle condizioni mediche dell'anziano e su eventuali modifiche nella sua quotidianità.

Proprio su questo ultimo aspetto vi è da sottolineare come, a dispetto dell’opinione comune che vede la rsa come l'ultimo approdo di un iter laborioso, l’istituzionalizzazione costituisca una rinascita per l’anziano grazie anche agli operatori che danno spazio  alle caratteristiche personali e incoraggiano la sfera relazionale.

Non è infrequente che per un familiare sia molto difficile e doloroso, scoprire che il proprio caro stia meglio in struttura che a casa, magari dopo anni di rinunce dedicate al malato e di cure piene di amore.

Spesso, in questa situazione, si creano momenti di tensione con il personale stesso e anche le "regole" che la struttura impone per il benessere dell'anziano (come ad esempio il mantenere l'autonomia nell'alimentazione senza essere imboccati da proprio familiare) vengono viste come un limite alla libertà di relazione con il proprio caro.

Compito della struttura è, invece, adoperarsi per interventi professionali di assistenza che migliorano la quotidianità del paziente e conferiscono allo stesso dignità e ordine: pensiamo, ad esempio, alla vestizione e alla cure igieniche.

Certo è che il processo di "delega" alla residenza sanitaria è delicato e non si può attuare se non con la predisposizione di entrambi gli attori del processo stesso: familiare e personale della struttura.


Fondamentale è, da parte della rsa, non escludere il familiare che è unico portavoce del vissuto dell'anziano, ma includerlo non solo a livello di informazioni sul decorso di eventuali patologie ma, soprattutto, nella vita relazionale.

Ecco che una buona residenza sanitaria si occuperà dell'organizzazione di momenti comuni, dove la famiglia può stare con il paziente e può anche socializzare con gli altri ospiti e le relative famiglie degli stessi; momento, come ad esempio, un compleanno festeggiato insieme vanno a sopperire quel senso di solitudine che spesso cade sulla famiglie di chi è in istituto.

Inoltre, passare del tempo insieme con persone di più generazioni che hanno problematiche simili va a compensare la paura di non saper affrontare al meglio la situazione e rafforza la motivazione ad andare in un'unica direzione: quella del far stare bene il proprio caro nel «qui ed ora».

Il nucleo familiare partecipando ad un'attività ricreativa o anche educativa si mantiene vicino alla persona ricoverata, vivendo con meno angoscia la sofferenza di una separazione dopo, magari, una vita di convivenza.

Ecco a tal proposito le dichiarazioni di Marina Indino, Direttore Generale Area Tecnica ed Operativa della RSA Villaggio Amico.

L’impegno della struttura nel promuovere sempre piu' i rapporti con i famigliari, ha permesso nel tempo di sviluppare progetti che orientassero il famigliare a vivere la struttura con piacere a beneficio suo e del suo caro. Molte le attivita' di coinvolgimento. Ricordiamo l'aperitivo del sabato, un evento dove i famigliari possono rivivere una normalita' di abitudine come quella di un aperitivo, oppure le cene definite speciali, dove i nostri ospiti possono ospitare i propri cari a cena come se fossero a casa loro. 

In Villaggio Amico è stato poi pensato uno spazio per i nipotini che vengono in visita dai lori nonni, zii, dove poter giocare con loro a misura di bambino.

I famigliari divengono anche volontari, aiutandoci nelle attività creative manuali, portando il loro contributo che fa sentire la persona anziana orgogliosa di vedere il proprio famigliare insegnare un'attività 

Questa filosofia di condivisione ed appartenza permette una maggiore risposta degli ospiti alle cure, motivandoli e facendoli sentire facenti parte di un progetto, quello di vita di una famiglia, una famiglia allargata.


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