HomeBUONO A SAPERSIGiovane gravemente malato, l'azienda decide di continuare a pagargli lo stipendio

Giovane gravemente malato, l’azienda decide di continuare a pagargli lo stipendio

steven
Steven insieme ai titolari di Siropack Rocco De Lucia e Barbara Burioli
Una vicenda che sta facendo il giro del web e d’Italia quella che riguarda il giovane Steven Babbi, non ancora 22enne, e quello dell’azienda, la Siropack Italia di Cesenatico, dove il giovane ha lavorato come terminalista. Una vicenda che commuove e fa pensare.

Steven, che tra un mese compirà 22 anni, è un ragazzo che da gran parte della sua vita deve lottare contro una grave malattia.

Sin dall’età di 11 anni infatti è affetto da Sarcoma di Ewing, una forma tumorale che si sviluppa prevalentemente a livello osseo. Nonostante i lunghi periodi dedicati alle terapie, è riuscito ad ottenere il diploma presso l’Istituto Professionale “Comandini” di Cesena e nel febbraio 2016 è stato assunto dall’azienda Siropack Italia Srl di Cesenatico.

Nonostante la sua dedizione al lavoro, trascorsi i 180 giorni di malattia, previsti per la sua categoria lavorativa, i ragazzo sarebbe potuto essere licenziato o comunque non avrebbe più avuto diritto alla sua retribuzione, appellandosi all’aspettativa non retribuita.

Cosa che però in questa azienda non è avvenuta.

L’Inps ha infatti stabilito la sospensione dello stipendio al ragazzo a partire dal settembre 2017.

Da qui l’azienda, che conta circa 30 dipendenti, ha dato vita una vera e propria campagna in favore del giovane, per garantirgli un sostentamento adeguato. Inizialmente i dipendenti si erano proposti di pagare una colletta in favore del ragazzo: la proprietà invece ha stabilito invece di prendersi carico del suo sostentamento.

Abbiamo contattato Barbara Burioli, titolare dell’azienda insieme al marito Rocco De Lucia, che ha ribadito la volontà di sostenere Steven nella sua lotta contro la malattia, e di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questi casi: giovani, madri e padri di famiglia che, posti di fronte a una grave malattia, di fatto vengono lasciati soli dallo Stato.

“Quando il nostro personale è cresciuto, ancor prima dell’obbligo di assumere una persona diversamente abile- ci dice Barbara Burioli – non abbiamo avuto dubbi a puntare su Steven, nella convinzione che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale. E’ sempre stato un ragazzo infinitamente disponibile e positivo, per questo la sua presenza ha rappresentato, fin dal suo arrivo, un valore aggiunto per tutta l’azienda”.

Purtroppo, nel marzo scorso, l’evolversi della malattia ha costretto Steven a sottoporsi ad un intervento di rimozione di un polmone, dando inizio ad una lunga e delicata convalescenza, tuttora in corso, sotto le cure dell’Ieo di Milano e dell’Irst di Meldola, con cui Siropack collabora da ormai 2 anni tramite l’Istituto Oncologico Romagnolo, di cui sostiene vari progetti di ricerca.

“La nostra azienda considera quanto subito da Steven una profonda ingiustizia – commentano Rocco De Lucia e Barbara Burioli – Siamo rimasti commossi dalla sensibilità dei nostri circa 30 dipendenti, che si sono resi subito disponibili al pagamento di una colletta, ma abbiamo stabilito che sarà la proprietà a provvedere al suo sostentamento, là dove gli organi preposti alla tutela dei lavoratori hanno deciso di voltare le spalle a chi si trova nel bisogno.

L’Inps sta semplicemente applicando una legge ma ci chiediamo quanto questa sia condivisibile perché ci sembra un atto arbitrario e lesivo nei confronti di un ragazzo che sta combattendo contro un tumore e che, come tutti i suoi coetanei, nella quotidianità deve affrontare spese, anche importanti, e progettare il suo futuro”.

“Nei periodi in cui il suo stato di salute gli ha permesso di svolgere la propria mansione all’interno della nostra azienda – prosegue Barbara Burioli – Steven si è sempre dimostrato un lavoratore volenteroso, nonché un ragazzo umile e generoso: non possiamo permettere che questa decisione renda ancor più difficile la sua situazione. Agiremo con tutti i mezzi a nostra disposizione per sostenerlo e dimostrargli la nostra vicinanza, e allo stesso tempo per sensibilizzare le autorità competenti affinchè i lavoratori come Steven possano essere trattati con maggiore umanità, per questo vogliamo dare il massimo risalto a questa vicenda”.

Al termine della telefonata Barbara Burioli ci ha anche ringraziati per il nostro interessamento: un bellissimo segnale di speranza, non solo per il giovane Steven, a cui vanno tutti i nostri migliori “in bocca al lupo”, ma anche per tutto il mondo del lavoro. Fortunatamente non sempre il profitto viene prima di tutto.

 


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