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La scuola più piccola d’Europa perde anche l’ultima insegnante

L’Italia vanta molti primati, tra cui lo Stato con la più piccola scuola d’Europa.
Si tratta della scuola di Alicudi, la più piccola delle meravigliose isole Eolie, al largo della Sicilia. Alicudi conta poco meno di 150 abitanti, turisti esclusi, ma anche questi sono davvero pochi, e un’unica scuola, abbarbicata sulla montagna e raggiungibile solo con una scalinata di 300 e passa gradini.

Una bella palestra, perché la palestra istituzionale non c’è. Ma non è un problema in un posto dove muoversi, a piedi, non è certo un problema.

Al momento gli studenti che la frequentano sono solo tre, naturalmente di età differenti. I problemi di gestione sono ben immaginabili.

In più, pochi giorni fa l’insegnante supplente che lavorava nella scuola se n’è andata con la nave, prima che una nuova ondata di maltempo bloccasse i collegamenti con la terraferma.
Un problema che si ripete in continuazione e che non garantisce ai pochi bambini che risiedono in questa bellissima ma remota isola, la giusta istruzione.
Il paradosso all’italiana? Ci sono almeno otto insegnanti eoliani che sono stati dislocati in giro per l’Italia, volenti o nolenti.
E la piccola scuola resta aperta a singhiozzo, tra una girandola di supplenti e il maltempo che non permette collegamenti regolari con l’isola.
Gli abitanti di Alicudi sono sul piede di guerra, ma tutti si sono datti da fare per garantire una formazione adeguata ai bambini residenti.
Per prima Mirella Fanti, dirigente scolastico dell’Istituto Lipari 1 da cui dipende il plesso di Alicudi ma anche gli altri settecento alunni delle sei isole sotto la sua giurisdizione.

Ha chiesto e ottenuto, da Ministero e Regione, fondi per acquistare computer portatili e lavagne interattive per il plesso di Alicudi e ne ha scongiurato la chiusura, ha organizzato, bilancio permettendo, lezioni di recupero e potenziamento e soprattutto si è sempre impegnata perchè in mancanza di insegnanti fosse sempre presente un supplente.
Cosa non facile, dal momento che un insegnante, per lavorare a Alicudi, deve per forza di cose prendere in affitto una stanza, perchè in caso di maltempo i collegamenti marittimi vengono interrotti.

E i 300 gradini per raggiungere la scuola hanno scoraggiato più di un insegnante.
Anche il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, ha chiesto alle istituzioni una deroga alle disposizioni nazionali per la scuola nelle isole minori, come più insegnanti per poter assicurare i Cpe, i Centri preparazione esami, che quest’anno sono stati quasi cancellati a Panarea e a Stromboli, mentre ad Alicudi c’è una sola alunna candidata che fa lezione con i due compagni di quarta elementare. E, soprattutto, ha sottolineato la carenza di organico nelle isole minori, che non permette di garantire un adeguato percorso formativo e le stesse opportunità degli studenti della terraferma.
Guardiamo però le cose da un altro punto di vista: vale la pena tenere aperta una scuola per tre alunni? Economicamente non sembrerebbe una buona soluzione ma dal punto di vista formativo? I piccoli alunni della piccola scuola di Alicudi hanno un rapporto privilegiato con l’insegnante, spesso fanno la strada insieme, e anche la scalinata, per andare a scuola.

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Non ci sono bidelli e persone che tengano in ordine gli spazi scolastici: ci pensano la maestra e i bambini a pulire l’aula. La tecnologia poi ha aiutato molto: i pochi alunni hanno pututo assistere a molte lezioni in diretta dalla scuola di Lipari, l’isola principale delle Eolie. Nel pomeriggio in più si praticano anche tante attività rivolte a tutta la comunità.
Eolie a parte, non dimentichiamo che l’Italia non è Milano, non è Roma, o Torino o Napoli o Palermo, o almeno, non solo. E’ uno Stato variegato dove queste piccole realtà sono molto frequenti e dovrebbero essere sempre valorizzate.

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