Home BUONO A SAPERSI Mobbing sul lavoro: come riconoscerlo e denunciarlo

Mobbing sul lavoro: come riconoscerlo e denunciarlo

Mobbing avvocato
Foto di succo da Pixabay

Con il termine mobbing si intendono una serie di comportamenti persecutori, coercitivi e vessatori di natura psicofisica e verbale esercitati da un gruppo di persone verso un soggetto, la maggior parte delle volte presso il luogo di lavoro.

Tali azioni possono essere portate avanti sia dal datore di lavoro che dai colleghi della vittima stessa causando importanti ripercussioni non solo sull’attività lavorativa, ma anche sulla sfera privata ed emotiva del soggetto.

Lo scopo di tali comportamenti è spesso quello di spingere il lavoratore ad abbandonare spontaneamente l’occupazione, senza dover ricorrere al licenziamento.

Difendersi da tali comportamenti è un diritto di ciascuno e per farlo, bisogna raccogliere le prove sufficienti e farsi assistere da un avvocato esperto di mobbing: Milano, una città che offre numerose possibilità lavorative, è la sede di numerosi studi legali esperti su tali argomenti.

Come riconoscere il mobbing

Non è facile riconoscere il mobbing, in quanto si può manifestare con tanti piccoli comportamenti, gesti e parole che – presi singolarmente – possono non essere lesivi per la persona, ma che a lungo andare possono compromettere il benessere psicofisico del lavoratore.

A questo proposito è opportuno sapere che nel codice penale italiano il mobbing non è previsto come reato, ma lo stesso, a determinati requisiti, viene ricondotto dalla giurisprudenza al reato di maltrattamenti contro famigliari ex articolo 572 del codice penale.

In alternativa all’azione penale, è possibile intraprendere anche una causa civile chiedendo il risarcimento del danno ex articolo 2087 del codice civile che impone al datore di lavoro un obbligo di sicurezza nei confronti della salute psico-fisica del lavoratore.

Occorre precisare che a meno che il lavoratore non si ammali a causa del mobbing subito, è difficile portare avanti una causa penale in quanto non è semplice dimostrare il nesso di causalità.

Per essere facilitati nel riconoscimento del mobbing bisogna conoscerne le caratteristiche:

• Intenzionalità lesiva, ovvero l’intenzione di danneggiare il soggetto tramite la messa in atto di condotte vessatorie;

• Tempistiche: si può parlare di mobbing se gli episodi lesivi si protraggono per almeno sei mesi;
• Polimorfismo, nel senso che le molestie assumono varie forme, dalla marginalizzazione del lavoratore al demansionamento senza un giustificato motivo.

La Corte di Cassazione, inoltre, ha fornito delle linee guida per configurare il reato di mobbing (e quindi per agire anche dal punto di vista legale):

• Una serie di comportamenti di carattere persecutorio rivolti in maniera sistematica ad una sola persona;
• Una lesione della salute, della personalità e/o della dignità del dipendente;
• Intento persecutorio dei comportamenti lesivi;
• Una connessione causale tra i fatti sopra descritti e il pregiudizio all’integrità psicofisica del lavoratore.

Nel caso di “quick mobbing” la tempistica dei sei mesi non viene considerata valida, in quanto è ritenuta sufficiente una sola azione vessatoria violenta per destabilizzare il soggetto.

Inoltre, quando l’attività lesiva è perpetrata dal datore di lavoro si tratta di mobbing verticale (detto anche bossing), mentre se questa azione viene portata avanti dai colleghi del lavoratore si parla di mobbing orizzontale.

Come denunciare il mobbing

Il lavoratore dipendente che ha subito atti di mobbing da parte del dirigente o degli altri colleghi ha a disposizione diversi strumenti per denunciare il mobbing ed ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Il primo passo può essere una lettera di diffida, redatta da un avvocato esperto di mobbing, indirizzata al datore di lavoro, comunicando le vessazioni subite; è consigliabile conservarne sempre una copia in quanto potrebbe tornare utile nelle sedi legali.

Il passo successivo è la denuncia per mobbing: è bene raccogliere quanto più materiale possibile prima di rivolgersi alle autorità, facendosi assistere da un buon avvocato o da uno studio legale (Milano è la sede di numerosi studi legali esperti in mobbing). La strada non è breve né facile, ma non bisogna arrendersi ricordando che si sta portando avanti una giusta causa.

Dopo la denuncia le autorità, sotto la guida del Pubblico Ministero, daranno inizio alle indagini per provare la concreta commissione del fatto. Queste hanno una durata massima di sei mesi, prolungabili solo in casi eccezionali.

In alternativa, per ottenere il risarcimento danni si potrà intentare una causa civile fornendo dei testimoni affidabili che possano confermare quanto viene dichiarato dalla vittima, come per esempio dei colleghi d’ufficio qualora le azioni persecutorie siano state portate avanti dal datore di lavoro.

Se stai cercando avvocati Milano che possano aiutarti a difenderti da atteggiamenti dispotici nei tuoi confronti, lo Studio Legale Mazzotta, grazie al suo staff di avvocati esperti in materia, potrà offrirti l’assistenza di cui hai bisogno.


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