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11 settembre: le Torri Gemelle e quelle pistole da New York ad Arese

A distanza di 18 anni dall’11 settembre 2001 e dall’attentato alle Torri Gemelle un filo rosso unisce New York ad Arese.

Davide Peroncini è un assicuratore di Arese che gestisce due agenzie della Unipol Sai in Brianza, ma è anche titolare di un’azienda che importa armi (per lo più per attività sportive) dagli Usa. Ed è l’unico possessore al mondo di un carico di ben cento armi che rimasero sepolte l’11 settembre del 2001 sotto le torri gemelle dopo il tragico attentato. Armi che sono state recuperate 8 mesi dopo durante le operazioni di scavo e che l’Fbi gli ha restituito, come legittimo proprietario.

E’ lo stesso Davide Peroncini a raccontarci la curiosa vicenda, che presto avrà anche un epilogo di genuina solidarietà.

Le armi in questione sono pistole Kimber Colt 1911 che Peroncini aveva acquistato dall’azienda produttrice: le aveva già pagate e aveva pagato già i dazi doganali, per cui erano sue a tutti gli effetti. Ma, prima di essere spedite in Italia, dovevano passare dalla dogana, il cui ufficio si trovava nel secondo piano interrato delle Torri Gemelle.

Al momento dell’attentato erano chiuse in una robusta cassa di legno che a sua volta era chiusa in una grossa cassaforte. E’ stata proprio questa doppia protezione a salvarle dall’immane distruzione: mesi dopo i Vigili del fuoco di New York, nello scavare tra le macerie, hanno ritrovato l cassaforte, che era stata solo in parte sfondata dall’immenso peso delle macerie; al suo interno la cassa di legno danneggiata, ma le pistole erano integre, solo alcune confezioni in plastica si erano rovinate.

I Vigili del fuoco hanno contattato l’Fbi che, dopo aver contattato la ditta produttrice, è risalita all’imprenditore aresino, a cui è stato consegnato il carico di armi di sua proprietà.

Cento pistole il cui valore è oggi ben superiore al prezzo di mercato, poiché sono diventate cimeli storici con tanto di certificato. Una di esse Peroncini e sua moglie Lorena Ratti l’hanno donata al museo della National Rifle Association in Virginia, dove è esposta con tanto di targa di ringraziamento per i coniugi aresini; alcuni altri esemplari Peroncini li ha venduti, ma il grosso delle pistole è ancora custodito nella sede della sua azienda, la All Guns di Mariano Comense. E Peroncini ha un progetto, che sente anche come un dovere morale: intende venderle all’asta negli Usa e destinare parte del ricavato della vendita al fondo per le vittime delle Twins Towers.

Un gesto nobile come degna conclusione di una vicenda che per molti versi ha quasi dell’incredibile.


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