Home EDITORIALI Una testa un voto (anche se è bacata)

Una testa un voto (anche se è bacata)

Voto
Foto di Ulrike Leone da Pixabay

Secondo voi è giusto che uno studente universitario che lavora come cameriere per mantenersi agli studi e uno spacciatore di droga che rovina la vita degli altri per fare soldi facili abbiano lo stesso diritto di decidere le sorti del nostro Paese?

Secondo voi è corretto che il volontario che in ambulanza si dedica gratuitamente a soccorrere chi sta male e il farabutto che truffa gli anziani abbiano lo stesso diritto di decidere le sorti del nostro Paese? Ed è giusto che il giovane nuotatore che si allena come un silenzioso eroe per diventare un campione e tenere alto il nome della nostra Italia debba avere lo stesso diritto di decidere le sorti del nostro Paese del prestanome che si fa intestare 100 auto di delinquenti che possono così circolare raggirando la legge?

Secondo Mnislav Zeleny, un grande antropologo che sicuramente nessuno di voi conosce, no. Secondo Zeleny una democrazia non può funzionare se si dà lo stesso peso a persone così diverse, se al momento delle elezioni il voto di un ignorante che vende la sua preferenza a un mafioso conta come il voto di uno scienziato come Carlo Rubbia.

In Italia questo di Zeleny è un discorso tabù, nessuno può contestare la legge divina del “una testa un voto”, ma siamo proprio sicuri che sia giusto così? Siamo certi che l’Italia non potrebbe essere migliore se per eleggere il Parlamento si desse più peso al voto di chi ha dimostrato di sapersi sacrificare, di saper sudare e di saper rispettare le leggi? Probabilmente in Parlamento avremmo meno Ilone Staller, meno mafiosi e più gente preparata.

Piero Uboldi

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