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Filippo, 80 giorni dopo il trapianto a Brescia: qui ambulanze ed elicotteri per il Coronavirus

Filippo trapiantoFilippo è il bimbo di Cusano Milanino che all’inizio di gennaio è stato sottoposto finalmente a trapianto di midollo osseo per superare la gravissima malattia che gli era stata diagnosticata a pochi mesi dalla nascita (QUI LA STORIA).

La sua vicenda aveva coinvolto moltissime persone ed era stata raccontata anche a La vita in diretta (LEGGI QUI)

Oggi Filippo, che compirà un anno il prossimo 19 aprile, si trova in un appartamento a poca distanza dagli Spedali Civili di Brescia dove è avvenuto il trapianto e dove ora sente correre le ambulanze che portano quasi esclusivamente malati di coronavirus.

Nel diario curato dalla mamma sulla pagina Facebook “Un dono per Filippo”, c’è una toccante riflessione per tutti.

“40 giorni dopo il mio trapianto trascorsi in reparto, altri 40 in questo appartamento che al momento chiamiamo casa.
I miei globuli bianchi tengono un po’ di più ma i miei linfociti sono ancora bassi, quindi sto a casa, con mamma o con papà sempre mascherati, lontano dalla mia sorellina che ormai abita a #CasaRonald.
Dalle finestre vediamo la quiete della collina proprio di fronte a noi, con la primavera che arriva, silenziosa.
Ma ciò che sentiamo, a 5 minuti a piedi dagli Spedali Civili di Brescia, sono le sirene delle ambulanze, alle quali negli ultimi giorni si sono aggiunti i rumori degli elicotteri.

L’infermiera domiciliare non può più venire da me per farmi i prelievi (i medici hanno paura che possa diffondere il contagio) e i dottori cercano di farmi andare in ospedale il meno possibile…al massimo una volta la settimana: è rischioso. Tanti dottori e infermieri sono stati contagiati dal Covid-19, dicono più di 300 nel nostro ospedale: sono tantissimi e speriamo che possano tutti guarire al più presto. Non sappiamo chi siano ma ne abbiamo visti così tanti negli ultimi mesi che non è difficile immaginare tra loro anche qualcuno che si sia preso cura di me, prima o poi. Vorrei ringraziare tutti loro una volta ancora per esserci e per fare la differenza nella nostra vita come in quella di tanti altri nostri amici di sventura.

Il momento è triste, sconfortano i numeri e fanno arrabbiare le politiche, inadeguate, prive di lungimiranza, dissennate, degli ultimi decenni. Ora è emergenza e su questa dobbiamo concentrarci. Ma un’autocritica da parte di tutti gli Stati e, a cascata, di tutti i cittadini è sempre più fondamentale: che cosa abbiamo sbagliato? Che cosa si può migliorare domani? Cosa concretamente può fare ognuno di noi per l’altro?

Sono tanti i nostri amici e parenti che a Cremona, a Bergamo, a Cusano, in queste settimane hanno perso persone care. Forse in un’Italia diversa queste persone sarebbero ancora qui. Scegliamo oggi di essere il modello di persona che vorremmo vedere a capo del nostro paese domani, perchè uno Stato giusto è fatto innanzitutto da persone giuste: chiediamo alla politica quello che è giusto per tutti e non quello che avvantaggia noi stessi e la politica non potrà che adeguarsi.
Quando si vuole davvero aiutare non esistono ostacoli.

La mia donatrice è una donna tedesca di 37 anni che non smetterò mai di ringraziare, oggi più che mai: lei tra tanti per noi ha fatto la differenza.
Scegliamo ogni giorno di fare la differenza, siamo la differenza e il mondo dopo sarà più bello”.


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