Home BRIANZA Fase 2: bar, ristoranti e parrucchiere chiusi. La preoccupazione a Ceriano Laghetto

Fase 2: bar, ristoranti e parrucchiere chiusi. La preoccupazione a Ceriano Laghetto

Come hanno reagito all’annuncio della Fase 2 da parte del presidente del consiglio Conte i titolari dei locali di uno tra i più piccoli comuni della nostra zona, Ceriano Laghetto?

Di fatto per bar, estetisti e parrucchieri non cambia nulla, tutto resterà fermo fino al 1 giugno, data di avvio di quella che viene definita la fase 3. L’unica eccezione è che i ristoratori dal 4 maggio potranno anche fare il servizio d’asporto oltre che le consegne a domicilio.

“Sono fermo dal 12 marzo – spiega Davide Di Renzo dell’Alibi Cafè – con i 600 euro che mi sono arrivati ho pagato gli stipendi dei ragazzi. Ho già in essere due finanziamenti che mi sono serviti per là ristrutturazione, mi sono recato in banca per fare richiesta per il prestito “Salva imprese” ma tutto è al momento ipotetico, ho semplicemente richiesto un fondo di gestione minima, staremo a vedere. Non sappiamo davvero come sarà, brancoliamo nel buio, dal 1 giugno riapriremmo, ma come? Le modalità restano sconosciute. Sono preoccupato anche per i nuovi costi di gestione, mascherine, gel, forse plexiglas. Avrebbero potuto almeno diminuire i costi di gestione delle attività e sospendere le bollette per venirci incontro”.

Mauro Cupaiola del Manhattan Cafè dovrebbe invece cambiare sede; “Dovrei aprire il nuovo bar dal 1 giugno e dico dovrei perché al momento siamo fermi, siamo in una situazione di stallo, l’ufficio tecnico è chiuso, i cantieri sono fermi e non ho ancora dato inizio ai lavori, spero di farlo quanto prima, i clienti mi sostengono e sono ansiosi che riapra ma in questo marasma incomprensibile tutto è complicato. Nel mio bar lavoro molto su apertivi e colazioni anche se la nuova attività avrà un valore aggiunto. Devo capire come gestire la situazione una volta aperto: caffè in bicchieri di plastica? Fila? Divisori in plexiglass? I clienti come reagiranno? Vorremmo tutti sapere come poterci muovere. Lavoreremo ad incassi ridotti ma le spese saranno le medesime. Nulla sarà semplice”.

Il Caffè Federica di Loris Vicentini e Federica De Peretti è sempre stato aperto ma solo come rivendita tabacchi e pane: “Abbiamo cercato di fornire un servizio utile alla cittadinanza – racconta Vicentini – Siamo in trepidante attesa del 1 giugno, ma resta tutto molto ipotetico al momento. Ho a disposizione 10 tavoli, ma pare che possa usufruire solo di cinque. I nostri clienti dovranno bere il caffè a tempo?
Mi auguro che il Comune ci venga incontro accogliendo la nostra richiesta di farci posizionare 5 o 6 tavolini all’esterno, sarebbe per la nostra attività un’ottima soluzione, si va incontro alla bella stagione e sicuramente ai clienti fa piacere. Sia io che mia moglie siamo a partita Iva e al momento non abbiamo visto un centesimo, restiamo in attesa”.

Di altro parere Alfonso Bassani e Alessandro Reami di Alter Ego Cafè Bistrot che stanno valutando se il gioco vale la candela, quindi se ripartire o meno. “A me va bene stare chiuso – commenta Alfonso – Non vogliamo riaprire alle condizioni delle quali si sta parlando da diverso tempo. Preferirei riaprire quando la situazione tornerà alla “nuova normalità” non nella più totale incertezza. I miei clienti abituali torneranno? Non credo con l’assiduità di prima, dal momento che tutte le famiglie o quasi sono in difficoltà economica. Come lavoreremo? Solitamente si lavora con le griglie al centro del tavolo, spesso capita chi desidera il tagliere in due, come si potrà fare? Il senso di convivialità che deve essere presente in un locale come il nostro è completamente snaturato a queste condizioni. Dovremmo investire e chiedere un prestito per sanare i debiti accumulati in questa chiusura forzata, non so se ce la sentiamo. L’imprenditore deve sapere valutare cosa è meglio e pesare sul piatto della bilancia i pro e i contro ed è ciò che io e Alessandro stiamo facendo”.

Marta Colasurdo del salone Marta parrucchieri: “Non mi aspettavo che i tempi di riapertura fossero così lunghi, pensavo come molti miei colleghi che il 4 avremmo potuto alzare le saracinesche e riprendere a lavorare. Ho ricevuto i 600 euro, dopo un mese di attesa, è difficile perché seppur chiusi le bollette arrivano. Non è chiaro nulla, non si comprendono bene le misure di sicurezza da adottare nei negozi, abbiamo molti dubbi, soprattutto sulla sanificazione dei locali, è obbligatoria? Va realizzata periodicamente, ogni quanto tempo? Già sterilizzo spazzole e forbici, lo si farà più accuratamente adesso. In merito alle mascherine usa e getta ce ne doteremo anche per i clienti che non le hanno, si parla nel nostro settore anche di mantelline usa e getta e calzari, ma questo materiale ha dei costi che non sono contemplati nel nostro budget e già si farà fatica, il Governo dovrebbe dotarci di tutto l’occorrente per la sicurezza, dovrebbero venirci incontro o sarà dura”.

 

Sonia Leva 


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