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Coronavirus, “Chiudere la Lombardia 5 giorni prima avrebbe fatto risparmiare 15mila vite”

Le esitazioni e i tentennamenti hanno provocato danni enormi, pagati in moltissime vite umane. Ne è convinto Franco Ferrario, che non è medico né epidemiologo ma è un ingegnere di Saronno, professore aggiunto del Politecnico di Milano che si occupa di organizzazione aziendale, ha una certa dimestichezza con i numeri e da settimane analizza i dati disponibili sulla diffusione del Covid 19 in Italia e nel mondo.

“I numeri sono impietosi e bisogna maneggiarli con cura e comprenderli a fondo” -dice Ferrario.
Il tema di questi giorni è la possibile ripartenza, sottintendendo che il peggio sia passato o, addirittura, che questa epidemia non sia stata poi così devastante.

“Partiamo da un dato di fatto: in Lombardia, dopo gli interventi di emergenza degli ultimi due mesi, siamo riusciti a rendere utilizzabili per il Covid circa 1380 posti disponibili in terapia intensiva. Ebbene, basiamoci su quel che ha scritto il dottor Michele Lagioia, Direttore medico sanitario di Humanitas, secondo cui per il Covid 19, “i dati indicano che i casi sono per l’80% di bassa gra-vità o sono asintomatici, per il 15% sono costituti da infezioni gravi, per il 5% da casi critici (anche se in Italia la percentuale di casi severi è purtroppo maggiore, con un tasso di letalità particolarmente alto)”.

“Allora -riprende Ferrario – se partiamo da queste percentuali, sapendo che nella realtà possono essere diverse, ma non esageratamente distanti, è facile capire che se in Lombardia (dove siamo a 67000 contagiati trovati facendo 270000 tamponi) senza più il lockdown si arrivasse ad un contagio anche solo del 5% della popolazione, cioè 500.000 persone e che di questi solo il 5% abbia bisogno di terapia intensiva, significa che servirebbero 25.000 posti di terapia intensiva, che restano occupati mediamente 2 settimane. Ovvero 20 volte quelli attualmente disponibili. Per sicurezza rovesciamo il ragionamento, se anche i casi critici fossero solo il 2%, con anche solo 70.000 nuovi contagi le strutture sanitarie sarebbero già in crisi. Capisce che il rischio di una catastrofe resta sempre altissimo”.

Ci sono però dei segnali oggettivamente positivi.

“Cominciano a vedere i segni positivi del lockdown, ma piano, molto piano. Calano le persone in terapia intensiva ed i ricoverati, ma ad un ritmo ancora troppo lento. Ora i tamponi si fanno in numero maggiore anche in Lombardia (anche se è un po’ tardi) e la percentuale di positivi che ri-scontriamo è scesa (anche se siamo ancora estremamente distanti dal Veneto). Ci vuole ancora pazienza e grande cautela. L’uscita dalla malattia è ancora piatta, saremo a buon punto quando la percentuale dei guariti crescerà (ora è circa il 60%) e quella dei morti calerà.

Il confronto con le altre regioni (ed il resto d’Italia esclusa Lombardia) da questo punto vista è impietoso. Per nostra fortuna il tempo aggiusta le cose e moltissimi stanno guarendo da soli (quanti forse lo sapremo quando avremo campioni statisticamente affidabili dei risultati dei test immunologici). Lì sapremo dire anche qualcosa di più sui tassi di mortalità e su ciò che ne consegue”.

Resta il punto della mancata tempestività dell’azione, che ha generato molte vittime.

“Già ora -riprende Ferrario- possiamo stimare cosa sarebbe successo se, invece di chiudere l’8 marzo avessimo chiuso 5 o 10 o 15 giorni prima (ovvero poco dopo aver fatto la zona rossa di Codogno). Il risultato è impressionante. Assumendo che alle fine i morti saranno circa 20.000 (e come dato reale non saremo lontani) un tasso di mortalità del 5% (che è alto, ma realistico), un tasso di espansione prima del lockdown di 3,87 ogni 6,5 gg (è quello stimato dall’Imperial College e da altri istituti di ricerca) e del 1,15 medio dopo il lockdown e i primi contagiati risalgono circa al 10 gennaio (dato che risulta anche ad altri istituti).
Se avessimo decretato la chiusura della Lombardia anche solo 5 giorni prima (ovvero il 3 marzo) i morti sarebbero stati tra i 3500 ed i 4500, se avessimo chiuso 10 giorni prima, sarebbero rima-ti tra i 1500 ed i 2000, se lo avessimo fatto 15 giorni prima, ovvero in contemporanea con Codogno, sarebbero stati tra i 500 ed i 700. Capisce ora perché si diceva che per affrontare i “cigni neri” ci vuole velocità? Anche solo qualche giorno di ritardo cambia radicalmente tutto”.



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