Home BOLLATESE Fase 2, serve cautela: un nuovo lockdown a breve sarebbe un disastro

Fase 2, serve cautela: un nuovo lockdown a breve sarebbe un disastro

stock contagiatiA pochi giorni dall’inizio della “Fase 2” torniamo a fare il punto della situazione con i numeri analizzati dall’ingegner Franco Ferrario, di Saronno, che invita alla cautela.

Ingegnere cosa c’è ancora che non va?

Il calo dei ricoverati e delle terapie intensive è un fatto positivo, ma ci sono un paio di dati che non lasciano tranquilli. Il primo è che lo stock di malati (il numero delle persone contagiate ancora malate) in Lombardia non cala, mentre nelle altre regioni sì ed anche velocemente.
Il secondo è che ancora oggi circa l’11% con punte oltre il 12% delle nuove persone cui facciamo il tampone le troviamo contagiate. Tenga conto che in nel resto dell’Italia siamo al 2,5% ed in Veneto sotto il 2%. A Wuhan hanno aperto dopo 3 giorni in cui non hanno trovato più alcun nuovo contagiato ed anche ieri in Lombardia ne abbiamo trovati altri 577
Il terzo è che si rimane contagiati a lungo.

Cosa significa?

Dalla malattia si esce o morti o guariti, se il periodo di contagio fosse 15 giorni vorrebbe dire che i contagiati di 15 giorni fa o sono morti o sono guariti. In realtà non è così. Ieri in Lombardia i morti e guariti erano 40.798 per trovare lo stesso numero dobbiamo tornare al 29 di marzo. Se aggiunge che al momento del tampone le persone erano già contagiate da almeno una settimana vede che in media stiamo parlando di oltre 40 giorni fa.
Tutto questo mi fa temere che il numero di persone ancora contagiose in giro possa essere anche di migliaia, forse decine di migliaia, che è un numero altissimo e pericolosissimo. Oggi il tasso di contagio è a 1,06 in 6,5 gg, ci vuole niente per farlo risalire.

Cosa possiamo fare?

C’è una bellissima intervista al prof. Vespignani su Tpi che chiarisce bene la situazione. Sono 3 le cose da fare: Testare, Tracciare e Trattare, a cui ne aggiungo io una quarta che è ridurre le occasioni di contagio, mantenendo il distanziamento sociale.
Bisogna fare un sacco di test per trovare i contagiati (testare), individuare e isolare (ma non in famiglia) chi ha avuto contatto con i contagiati (tracciare), e poi curare le persone e lasciarle uscire non appena sono guarite e non più contagiose (trattare).
Sulla terza T la medicina sembra avere trovato rimedi e soluzioni, non ultima quella del plasma trovata a Mantova che sembra essere molto promettente. Sono le prime 2 T che mi preoccupano.

Perchè?

Ad oggi noi non sappiamo quanti tamponi al giorno è in grado di fare la regione e quali siano i criteri con cui vengono selezionati i pazienti. Se possiamo fare 15.000 tamponi al giorno se dovessimo testare 300.000 persone impiegheremmo 20 giorni e non ce lo possiamo permettere. Abbiamo bisogno operatori che presidiano il territorio di laboratori, macchine, reagenti, di persone che intervistano i contagiati e trovano con chi hanno avuto contatti e tutto questo io non lo vedo. Non vedo strategia. Pensiamo a metropolitana di Milano e treni dall’hinterland: come siamo in grado di garantire il distanziamento? Chi facciamo salire e chi no?

Quindi come si fa?

Persone capaci ed energie positive in giro ce ne sono, bisognerebbe attivarle, portarle a bordo in uno sforzo unitario e questo farebbe una grande differenza. Se fossimo in guerra lo faremmo, ora non si capisce perché non lo facciamo. Ci vuole pianificazione ed organizzazione e ad oggi, lo dico con dispiacere, di pianificazione ed organizzazione ne abbiamo vista troppo poca. Quel che possiamo fare è comunque sensibilizzare le persone ad avere un comportamento civile, sicuro e di buon senso ed i media dovrebbero essere tutti concentrati su questo. Un altro lockdown a breve sarebbe un disastro.

 

Gabriele Bassani 


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