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Il professor Galli del Sacco ai sindaci: “Il virus non è meno aggressivo”

Galli Sacco sindaci virus Il professor Galli del Sacco: “Il virus oggi non è meno aggressivo”.

Sabato mattina sulle pagine Facebook dei comuni di Bollate, Arese e Paullo i rispettivi sindaci hanno intervistato online il Prof. Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco, chiedendogli di aiutarli a capire come meglio gestire la Fase due della pandemia che stiamo vivendo.

“ In questi primi giorni di apertura assistiamo ad un aumento dei casi positivi nelle nostre comunità, cosa significa?”, chiede Francesco Lorenzini che oltre ad essere il Sindaco di Paullo è anche biologo.

“Siamo in una fase cruciale – risponde Galli- con l’avvio di questa nuova fase qualcuno è riuscito a fare il tampone, quindi per me la crescita dei positivi non significa maggiori casi nuovi ma indica l’emersione di quei positivi che non erano ancora stati diagnosticati. Quindi sono da considerarsi casi riferibili alla prima ondata”.

Mascherina e distanziamento sociale 

In questa fase è in atto un esperimento di massa mai tentato nella storia.

L’uso della mascherina e il distanziamento sociale, dice il Professore, possono funzionare ma sono molto legati alla responsabilità individuale: “Non amo scaricare la responsabilità sui cittadini ma di fatto ora è così, questo è l’elemento chiave. Dobbiamo tutti accettare con attenzione le disposizioni, siamo noi individualmente i garanti della salute”.

Michela Palestra sindaco di Arese ha chiesto a Galli come e quali informazioni chiare e credibili si devono dare alla popolazione: ”Finora – ha detto Palestra – abbiamo dovuto rincorrere normative, ordinanze e decreti. I cittadini si dividono tra coloro che avendo vissuto da vicino la malattia sono ben consapevoli del pericolo e quindi sono molto attenti, e coloro che insofferenti alle costrizioni (e non solo giovani, anzi più spesso sono anziani!) hanno ripreso ad uscire con poca attenzione”.

Covid informazione educativa carente 

“Purtroppo, anche se in tv non si parla che di Covid, la vera informazione è carente- risponde Galli, passano poche informazioni di valenza educativa capaci cioè di portare il cittadino all’assunzione di responsabilità: certo non è semplice! Soprattutto all’inizio la situazione era nuova, ciò che è accaduto ha reso evidenti tutti i limiti del nostro sistema sanitario, riguardo alla Lombardia nelle prime settimane sì è puntato tutto sul risolvere le problematiche più urgenti dell’assistenza ospedaliera: la cura dei malati gravi, la trasformazione dei reparti e il recupero dei posti letti in rianimazione”.

“Questo trascurando gli interventi territoriali, come i medici di famiglia hanno ben sottolineato, quindi la popolazione non ha avuto indicazioni utili. Alla fine è arrivata l’indicazione di stare in casa: si è scelto il provvedimento più semplice e radicale, una scelta corretta ma non compresa da tutti. Non ci è stato detto però che i sacrifici richiesti avevano una logica e che anche le precauzioni dettate in questa fase ne hanno, la si deve esplicitare se si vuole il rispetto delle regole! Quindi ora serve un’informazione che permetta alla collettività di attivarsi consapevolmente recuperando la capacità organizzativa della medicina territoriale che in questi mesi si è persa”.

Il sindaco di Bollate,  Vassallo ha ribadito che i sindaci faticano a dare direttive chiare ai cittadini in quanto la confusione regna sovrana, e ripercorrendo le vicende dell’ospedale della nostra città e la sua trasformazione in Pot si augura che alla luce di questa vicenda si rifletta seriamente sulla scelta che è stata fatta di privilegiare i grandi poli ospedalieri a discapito dei presidi territoriali.

Le polmoniti dello scorso inverno 

Quindi ha chiesto al Prof Galli se il maggior numero di polmoniti che i medici di base hanno segnalato a partire da ottobre poteva essere il segnale di qualcosa di anomalo.

Negativa la risposta dell’infettivologo: “Non credo che il virus potesse essere in Italia in autunno, quest’infezione è esplosiva e se gestita come una normale polmonite arrivata in ospedale avrebbe subito contagiato decine e centinaia di casi. Ciò non è accaduto in quel periodo. Ma sarebbe interessante approfondire comunque quei casi con i medici di base”.

L’intervista si è conclusa parlando dei vari tipi di test, dei protocolli necessari per far rientrare i lavoratori e degli studi che in collaborazione con l’università il Professore sta portando avanti: “Ad oggi nessun test dà il patentino di immunità, certo i risultati dei tamponi, dei test sierologici e di quelli rapidi ci danno informazioni sul virus e sulle dinamiche del fenomeno utili per poterlo isolare. Sono dati necessari per avere il profilo del Covid fuori dagli ospedali”.

Rientro a scuola 

Molto importante la conclusione di Galli: secondo il professore il virus non si è “rabbonito”, non è diventato meno aggressivo – come alcuni suoi colleghi affermano – e sapendo che la principale causa di infezione è il contatto sarebbe un azzardo pensare ad un rientro a scuola in assenza di un piano ben pensato.



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