HomeBUONO A SAPERSIDalla pandemia del coronavirus una grande occasione per cambiare

Dalla pandemia del coronavirus una grande occasione per cambiare

Franco Ferrario Nella settimana delle grandi riaperture, siamo tornati ad analizzare la situazione con l’ingegnere saronnese Franco Ferrario.

Alla fine il decreto per le riaperture è arrivato, dall’inizio di questa settimana sono moltissime le attività tornate ad operare.  Osservando i dati a disposizione sarebbe stata auspicabile e realizzabile una differenziazione tra regioni?

“Guardi, le situazioni sono estremamente differenziate tra le nazioni, le regioni ed addirittura dentro le regioni. I dati ci dicono che c’erano regioni che erano “spente” da giorni ed altre che spente non sono. Il rallentamento dell’epidemia dopo 2 mesi di lockdown era scontato persino nella nostra regione che ha la situazione peggiore per numero di morti e di contagi.

Pochi o nulli contatti, cautela e distanziamento sociale aiutano molto. Purtroppo in Lombardia (anche se gli ultimi dati sono in forte miglioramento) ci sono ancora un sacco di persone contagiate in giro e lo dimostra il fatto che la percentuale di nuovi positivi trovati ogni giorno è circa 3-4 volte la media della nazione.

Badi però che anche questo dato non riguarda tutta la regione, ci sono province dove da tre giorni non trovano neanche un contagiato, in altre no.

Situazioni diverse tra regioni e tra province  

Quindi è ovvio che le aperture potevano essere differenziate, ma la questione non è solo epidemica, è anche politica, perchè è sempre molto difficile far digerire dei comportamenti differenziati, soprattutto se i governi locali sono in mano a partiti diversi.

Ed è per questo che è giusto che la responsabilità stia nelle mani delle Regioni e sarebbe ancor più giusto che le regioni decidessero di ragionare insieme su parti del territorio contigue geograficamente ed integrate dal punto di vista socio-produttivo (ad es. Lodi e Piacenza, Brescia e Verona, San Marino, Rimini e Pesaro), mettendo in campo risposte specifiche ed unitarie. Mi sembra del tutto scontato dire che la situazione nell’area di Milano è diversa da quella in Valtellina, eppure continuiamo a fare scelte di tipo generale e questo non va bene, perché o si penalizza chi è più avanti o si espone al rischio che è più indietro nella gestione dell’epidemia”

Errori nella gestione della crisi ne sono stati fatti molti, a più livelli e questo pare inconfutabile. Secondo lei abbiamo imparato da questi errori? Se un’altra epidemia dovesse ripresentarsi tra qualche mese o qualche anno, saremmo pronti per affrontarla in maniera efficace?

“Certamente medici e infermieri hanno imparato molto nella gestione dell’aspetto sanitario, che abbiano imparato anche i politici io lo spero, ma i segnali che arrivano non sono incoraggianti.
Resta però la domanda: noi possiamo continuare a vivere in un mondo così fragile e così facilmente attaccabile, come dimostrato dal Covid? No e poi no! Come affermano molti studiosi, dobbiamo assolutamente cambiare il nostro modello socio-economico ed orientarci verso un qualcosa che ci consenta di stare in equilibrio con il pianeta.

Dobbiamo crescere nella consapevolezza che questo modo di vivere non ci porterà un altro virus, ma a qualcosa di assai più grave. La natura ci ha “avvisato”, forse ci perdonerà una seconda volta, ma non certo una terza.

L’uomo avrebbe l’intelligenza e la capacità di progettare questo futuro, ci sono tante persone straordinariamente preparate nel mondo, peccato che non siano quelle a cui viene messa in mano questa progettazione e ciò rende tutto estremamente difficile. Dovremmo ripensare i modelli economici e sociali, i processi di globalizzazione, la logistica, l’uso delle risorse. C’è un sacco di lavoro da fare e non si tratta di fermare tutto, ma di cambiare tutto e quindi di sviluppo e lavoro, perché quando si cambia si investe e si spende. Dobbiamo cambiare radicalmente il nostro modo di sentire e di guardare le cose, il nostro livello di consapevolezza, i nostri obiettivi ed i nostri valori.

Il pianeta ci ha dato un segnale 

Tutto questo però ha bisogno di riferimenti, di guide e noi abbiamo disperatamente bisogno di leadership locali e globali molto diverse da quelle attuali. Questo sistema va ristrutturato e il coronavirus ci sta dando una grande occasione per farlo. La quantità di biciclette viste nel weekend a Milano dice che le persone sono disposte a cambiare, ma ci vorrebbe più coraggio e lungimiranza da parte di chi ci governa. Il nostro pianeta ci ha dato un segnale, cogliamolo, altrimenti sarà stato un segnale inutile. E pensare che siano stati inutili 4 o 500 mila morti non è una bella cosa”.

Gabriele Bassani (da il notiziario del 22.5.2020) 


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