HomePrima PaginaCoronavirus: la zona rossa solo ad Alzano e Nembro avrebbe cambiato poco

Coronavirus: la zona rossa solo ad Alzano e Nembro avrebbe cambiato poco

zona rossa alzano nembro“Chiudere subito solo Alzano e Nembro non avrebbe certamente bloccato la pandemia in Lombardia”. Lo dice e lo spiega l’ingegner Franco Ferrario, di Saronno, che per qualche settimana ci ha aiutati ad analizzare i dati sull’andamento del contagio. Ci sono le opinioni e le ipotesi, ma ci sono soprattutto i numeri, che dovrebbero essere la base da cui partire per un’analisi efficace di quanto avvenuto in Lombardia con il contagio da coronavirus.

Ingegner Ferrario, da qualche giorno non si fa che parlare della mancata attuazione della zona rossa ad Alzano e Nembro, che è anche materia di un’indagine aperta dalla Procura di Bergamo, lei cosa ne pensa?

In quella zona c’era un problema molto serio e si è colpevolmente ritardato l’intervento. Ma pensare che se si fosse chiusa quell’area, in Lombardia non sarebbe successo nulla è del tutto sbagliato e rischia di far assumere orientamenti e, quindi, opinioni e comportamenti errati.
In diversi articoli apparsi sui quotidiani, si dice che il focolaio era già evidente il 28 febbraio (lasciando intendere che si sarebbe dovuto chiudere l’1 marzo). Giusto, ma mi creda: l’1 marzo non bisognava chiudere solo quei due comuni, ma tutta la Lombardia, o quasi.

Addirittura? Perchè non sarebbe bastata una zona rossa tra Alzano e Nembro?

Glielo spiego subito: analizzando i dati.
L’1 marzo ad Alzano e Nembro risultavano 62 contagiati, ma in provincia di Bergamo erano già 209. Cioè, fuori da quei 2 paesi nella stessa provincia erano già stati trovati 147 contagiati (ben di più del 62 di quei 2 paesi).
In provincia di Lodi i contagi, sempre l’1 marzo, erano 344 (di cui molti fuori dalla zona rossa di Codogno) Nel resto della Lombardia, cioè esclusa la provincia di Lodi, i contagiati trovati erano già 640.
Quindi, l’1 marzo c’erano 62 contagiati ad Alzano e Nembro e 922 nel resto della Lombardia.
In altri termini, il virus era già ampiamente diffuso in buona parte della Regione, come si può vedere anche nel grafico.
Chiudere quei 2 paesi (e magari prima dell’1 marzo) avrebbe certamente ridotto il problema in Val Seriana e salvato delle vite, ma rispetto al disastro poi avvenuto avrebbe solo attenuato marginalmente la situazione. Bisognava chiudere tutta la regione e basta.

Mi sembra una posizione un po’ drastica, come immagina l’ipotesi di chiudere subito solo la Lombardia, avrebbe trovato molte resistenze. Ci sono altri dati a conforto di questa tesi?

Sui dati certi sappiamo già che c’è un problema; c’è stato e c’è un gap informativo notevole e sarebbe ora che i dati di dettaglio venissero resi pubblici per lasciare a chi ne ha il tempo e la competenza di analizzarli e di trarne le conclusioni. Questo dovrebbe succedere in un paese democratico e dovrebbe essere chiesto a forza: essere più trasparenti. Ma aggiungiamo comunque un ulteriore ragionamento: usando i parametri dell’Imperial College di Londra (che sono ampiamente i migliori oggi a disposizione, o quantomeno i più verificati) ed alla luce dei dati di mortalità, l’1 di marzo i contagiati reali in Lombardia sarebbero stati circa 35.000.
Se fossero stati distribuiti in proporzione ai dati ufficiali, significa che a quella data ad Alzano e Nembro ci sarebbero stati circa 2200 contagiati (ovvero il 10% della popolazione, un dato credibile che arriverà al quel 30-40% che sembra emergere dai test sierologici) e nel resto della Lombardia poco meno di 33.000 (di cui 12.200 in provincia di Lodi, pari a circa il 5% della popolazione, altro dato plausibile)
Alla luce di questi dati appare evidente che concentrare l’attenzione solo sulla zona rossa di Alzano e Nembro è discutere del dito, invece della luna che il dito indica.

Cosa possiamo concludere da questa esperienza?

Che l’unica cosa che non dobbiamo discutere è della validità del lockdown. Un recente studio pubblicato su Nature (https://www.nature.com/articles/s41586-020-2405-7_reference.pdf ) mostra un’analisi secondo cui, in assenza di lockdown invece dei 35-40mila decessi in Italia ne avremmo avuti da 500 ad 800 mila e che se avessimo chiuso prima (in particolare in Lombardia) avremmo risparmiato la vita a tantissime persone.
Quindi la domanda non è chi doveva o non doveva chiudere Alzano e Nembro, la domanda è: visto che sappiamo che è stato un errore non chiudere prima, perché abbiamo commesso questo errore? E quindi, cosa dobbiamo fare per non commetterlo di nuovo.
Questa è un’analisi che dovremmo fare e trarne le dovute conseguenze affinchè non accada di nuovo


EDICOLA DIGITALE

Ultime notizie

Anche Gerenzano ha il suo Valentino: campione di minimoto premiato dal sindaco

Anche Gerenzano ha il suo Valentino Rossi: è la giovane promessa Valentino Sponga, 13 anni, pilota di moto che con passione e determinazione sta...
Garbagnate PD Macrì

Garbagnate, il Pd si porta avanti, presentato il candidato sindaco per il 2022

Il Partito democratico di Garbagnate ha presentato oggi il candidato sindaco per le elezioni comunali che si svolgeranno nella primavera del 2022. L’assemblea degli iscritti...

Petizione popolare a Caronno: “Vogliamo un parco e un’area cani”

Al via la raccolta firme per trasformare in parco giochi e area cani il boschetto tra via Nino Bixio e via Bainsizza a Caronno...

Bollate, volontari al lavoro nel weekend per togliere le scritte dai muri

Un fine settimana impegnativo quello dei volontari guidati da Alessandro Parisi, coordinatore della Velostazione di Bollate, che si sono dedicati alla pulizia dei muri...

Saronno, Caronno, Origgio, Uboldo, Gerenzano, Cislago: in 800 col reddito di cittadinanza ma senza...

Nella zona del Saronnese sono 798 i percettori del reddito di cittadinanza, dei quali lavora solo qualche decina. Tutta colpa di una legge troppo...
rovello porro

Quattro camion rubati a Seveso per bloccare le strade di Rovello e assaltare il...

Una banda di malviventi ha rubato quattro camion per la raccolta rifiuti di Gelsia Ambiente stanotte a Seveso per mettere a segno l’assalto al...
Solaro Monegato

Monegato, da Solaro, primo italiano a completare l’ultramaratona Sparta-Atene di 246 km

Piergiuseppe Monegato, di Solaro, è uno dei finishers della più importante ultramaratona del mondo, la Sparta-Atene, sulla distanza di 246 km. Precisamente, Monegato, è...
prima pagina notiziario
il notiziario è in edicola!
provalo in digitale
SCEGLI L’ABBONAMENTO !