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Lo sciopero… da casa

sciopero scuola
Foto di Jan Vašek da Pixabay

Lunedì 8 giugno, ultimo giorno di scuola, Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gild hanno proclamato uno sciopero generale di docenti e personale Ata. Ma le scuole sono chiuse, gli insegnanti lo stipendio lo prendono lavorando da casa e dunque ero curioso di capire quanta sarebbe stata l’adesione a quello sciopero. Ebbene, dai dati forniti dal Ministero l’adesione è stata ridicola, ben al di sotto del solito: solo lo 0,5%, ossia ha scioperato un dipendente ogni duecento. Il nulla.

A questo punto qualche considerazione dobbiamo farla, perché dobbiamo smettere di non vedere i nostri difetti. Più volte abbiamo scritto che in Francia i lavoratori hanno “le palle” e sanno scioperare davvero mentre in Italia sembra quasi che lo sciopero serva solo per attaccare un giorno e allungare il weekend per stare a casa. Ma se a casa ci sono già… allora non sciopero?

Lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gild chiedeva risorse per potenziare gli organici, il tetto di 20 alunni per classe in presenza di bambini disabili, rigorosa applicazione delle misure anti-Covid, assunzione dei precari con almeno tre anni di servizio…

Bene. Ma qui non hanno scioperato nemmeno i 200mila precari! Che cosa vuol dire tutto questo? Che a docenti e personale Ata non interessa nulla di potenziare gli organici, della sicurezza e del problema precari? Che i sindacati non hanno più credibilità?

Oppure che noi Italiani se siamo a casa allora non prendiamo sul serio neppure uno sciopero fatto su temi seri? Cominciamo a farci qualche esame di coscienza, forse riusciremo a capire che abbiamo tanti difetti da correggere.

Piero Uboldi


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