HomeSERIE TV"Curon", la recensione. Segreti e misteri in Val Venosta

“Curon”, la recensione. Segreti e misteri in Val Venosta

Un’altra serie Netflix italiana? Dopo il fallimento di LUNA NERA, non eravamo ottimisti su CURON, ma siamo stati smentiti: quest’altra pruduzione nostrana del colosso dello streaming, pur con tutti i suoi limiti, convince. Anzi, dato che il finale è aperto, si spera che venga confermata la seconda stagione.
L’ambientazione è a dir poco suggestiva, ma anche adatta a una storia soprannaturale e con un pizzico di horror: il paesino di Curon, nella Val Venosta, caratterizzato da un lago artificiale da cui spicca un campanile. La chiesa sottostante, sommersa quando furono uniti i laghi di Resia e Curon nel 1950, inondando il paesino ricostruito a monte, non ha più le campane: si narra però che certe notti si sentano comunque rintoccare, portando cattivi presagi. Da questa leggenda trae origine la serie, che ha al centro la dualità dell’animo umano: il lato oscuro e il lato buono. Significativa, in tal senso, la frase pronunciata da un personaggio: “Che cosa ci fanno due lupi dentro di noi? Lottano tra di loro per il controllo della nostra anima. Dipende tutto da chi dei due vuoi nutrire“.
La vicenda è quella di Anna e dei suoi figli gemelli Mauro e Daria, che tornano nel paese natale della madre, a Curon, per andare a vivere con il nonno. Fin dal loro arrivo accadranno eventi inspiegabili, fino alla scomparsa di Anna. Dove si trova? Perché non dà notizie di sé e i figli trovano il suo telefono nascosto nella giacca del nonno? Ognuno dei sette episodi è ricco di eventi, riuscendo mantenere alta l’attenzione attorno al mistero, anche quando questo è svelato con troppo anticipo rispetto ad altre serie del genere.
Spicca la bravura del cast: soprattutto degli attori giovani, ben calati nella parte e convincenti. In particolare i due fratelli protagonisti, interpretati da Federico Russo e Margherita Morchio, che non sembrano mai forzati nella loro interpretazione. Se la cavano bene anche gli attori adulti, seppure con una capacità di coinvolgimento un tantino inferiore.
Buona la scrittura, così come la fotografia che privilegia il blu e i chiaroscuri, che rendono inquietanti i paesaggi dell’Alto Adige. Ottima la scelta delle colonne sonore, con la musica elettronica a sottolineare le scene più thriller e horror.
Le pecche non mancano: come una scuola superiore dove i fratelli sono nella stessa classe e si vede sempre la stessa insegnante (il ricordo corre alla chiesa trasformata in scuola della CASA NELLA PRATERIA), ma nel complesso CURON è una serie di qualità, che riesce a ritagliarsi un posto d’eccezione in un panorama seriale italiano non certo entusiasmante. A questo punto, in attesa della seconda stagione, non ci resta che fare visita a Curon per vedere il campanile nel lago. Sperando di non sentire il rintocco delle campane.
 
Foto: Daninseries

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