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“Defending Jacob” – La recensione. Un ragazzo accusato di omicidio, il dubbio dei genitori

DEFENDING JACOB è una delle più belle serie del 2020, assolutamente imperdibile e ancora troppo poco conosciuta perché distribuita sulla piattaforma Apple Tv+ (i cui abbonamenti sono ancora limitati). Comunque sia, segnatevela: chissà che in un prossimo futuro non passi in qualche grosso network come Netflix.
E’ la storia della famiglia di Andy Barber, assistente procuratore distrettuale di una cittadina del Massachusetts, sconvolta da un omicidio: il figlio Jacob, 14 anni, è accusato di avere ucciso un compagno di scuola. Da quel momento il paradiso della tipica famiglia americana benestante si trasforma in un inferno, gettando genitori e figlio nell’incubo dei tribunali, degli avvocati, dei mass media che non danno tregua.
La trama non è proprio originale, ma il pregio di DEFENDING JACOB è l’introspezione psicologica dei protagonisti: gli autori, più che risolvere il giallo e creare mistero attorno alla morte dell’amico (in verità non proprio) di Jacob, focalizzano l’attenzione su come reagisce la famiglia a questo dramma, su come cambia la sua vita. Ma, soprattutto, insinuano il dubbio che il ragazzo non sia innocente: sono i suoi comportamenti sospetti, l’atteggiamento taciturno e i suoi segreti da adolescente a rendere dubbiosi i genitori (di conseguenza noi spettatori), più di quanto vogliano mai ammettere.
Il cast, che dev’essere stato frutto di una scelta certosina, brilla come raramente si è visto in una serie televisiva: Chris Evans è bravissimo nei panni del procuratore che improvvisamente si trova dall’altra parte della barricata: non deve accusare ma difendere, per giunta suo figlio. Il ruolo della madre è affidato niente meno che a Michelle Dockery, reduce dal successo della serie e del film DOWNTON ABBEY: eccezionale nella parte di una donna combattuta fra l’istinto di credere al figlio e l’incertezza, che la assale al punto da commettere un colpo di testa nell’ultimo episodio. Azzeccato anche Jaeden Martell per interpretare Jacob: per quanto giovane, recita in modo naturale e convicente.
La scrittura della serie è sempre sostenuta, non perde la sua forza nemmeno nelle sequenze più lente, ed è apprezzabile la scelta degli autori di piazzare in ogni episodio (otto in tutto) il flashforward di ciò che accadrà nell’ultima puntata, tenendo alta l’attenzione e suscitando la curiosità dello spettatore. Fredda la fotografia, che da sola trasmette la sensazione di angoscia che attanaglia la famiglia.
DEFENDING JACOB è un ottimo family drama, ma anche un thriller psicologico più che un giallo. Tutti gli ingredienti giusti per far presa sullo spettatore, ma a non farlo finire nel dimenticatoio sono le grandi interpretazioni dei protagonisti, che riescono a farci immedesimare chiedendoci: “Come reagirei io in quella situazione?”.

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