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“Stateless”, la recensione – Una storia vera: rinchiusa per errore in un centro per migranti

 
STATELESS è una di quelle serie che, dopo averle finite, ti restano dentro, che devi metabolizzare prima di cominciarne un’altra. Basata su una storia vera, affronta un tema di grande attualità: le pericolose traversate via mare di chi fugge dalle dittature e dalle guerre e il trattamento riservato ai migranti nei centri di detenzione. Nel caso specifico in Australia, dove queste strutture sono state riformate dopo inchieste giornalistiche e lo scandalo di una donna malata di schizofrenia, rinchiusa un intero anno, per errore, con un gruppo di richiedenti asilo, mentre la famiglia la cercava. Una storia che suscitò grande scalpore, mettendo in cattiva luce l’allora Governo per i mancati controlli.
Nel racconto si intrecciano le vicende della protagonista, Sophie, reduce da un’esperienza traumatica in una setta, di una famiglia scappata dall’Afghanistan, costretta a separarsi e raggiungere l’Australia su barconi diversi, e di un sorvegliante alle prese coi rimorsi di coscienza per quanto succede nel centro di detenzione in cui lavora.
Il cast brilla per la presenza di attori di grande livello, le cui capacità interpretative rendono STATELESS una perla nell’iperproduzione seriale a cui ci ha abituato Netflix da anni: Yvonne Strahovski, fra i protagonisti di HANDMAID’S TAIL), Dominic West (THE AFFAIR), e Cate Blanchett, che è anche creatrice e produttrice: australiana, essendo sensibile all’argomento trattato, ha voluto sviluppare questa serie. Yvonne Strahovski è entrata divinamente nella parte di una donna bisognosa di amore, incompresa dai genitori, preda facile di una setta che è poi costretta a lasciare. Fino a quando, rinchiusa in un centro per richiedenti asilo, nella sua mente si apre un baratro: sottoforma di allucinazioni, tornano i traumi del passato. Ma la sua psiche non è completamente compromessa: resteranno forti in lei la voglia di amare e il desiderio di libertà. Colpisce anche l’attore Jai Courtney nei panni del sorvegliante Cam, combattuto fra il bisogno di avere più soldi per offrire di meglio alla sua famiglia e il senso di colpa per il trattamento riservato agli immigrati, costretto com’è ad assistere alle violenze. Toccanti i momenti in cui smonta le altalene dei bambini e piange al telefono con la moglie, non riconoscendosi più come uomo e come padre dopo le azioni che è costretto a fare. A modo suo vive lo stesso cambiamento emotivo la direttrice del centro, Claire, interpretata da una splendida Asher Keddie, che per far bene il suo lavoro mette da parte la compassione, ma alla fine non potrà che cedere alla sua umanità, sopita per troppo tempo.
STATELESS è una serie ben fatta, a metà fra il dramma e l’azione, che affronta temi di grande attualità in un’epoca in cui spingono i nazionalismi e sempre più disperati fuggono da terre dilaniate da guerre e dittature. Da vedere. Assolutamente.

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