Home SERIE TV "Little fires everywhere", la recensione - "Essere madre fra rinunce e difficoltà"

“Little fires everywhere”, la recensione – “Essere madre fra rinunce e difficoltà”

 
Forse pretendevano troppo gli autori e i produttori di LITTLE FIRE EVERYWHERE, eguagliare la pietra miliare della serialità BIG LITTLE LIES (che ricorda per molti aspetti), ma il risultato è comunque sorprendente: da tempo non si vedeva una serie dai dialoghi accattivanti, dalla trama e dalle sottotrame mai noiose (anche se a tratti stucchevoli), da interpretazioni femminili di così forte impatto emotivo.
 
TANTI PICCOLI FUOCHI, com’è stata battezzata in italiano, è una miniserie di Amazon, tratta dall’omonimo libro di Celeste Ng, che ha scritto una storia sulla maternità e le responsabilià che comporta, su famiglia e scontro generazionale fra genitori e figli, su identità sessuale, aborto e adozione. Davvero tanta roba per un romanzo, figurarsi per una serie di otto episodi. Il risultato non è comunque confuso, ma trattato e approfondito nel giusto modo.
 
I tanti piccoli fuochi sono quelli che minacciano di divampare nella cittadina americana dov’è ambientata la vicenda, che culmina con l’incendio con cui si apre il primo episodio: un flashforward dopo il quale c’è un salto temporale a cinque mesi prima, quando Elena (la superba Reese Witherspoon di BIG LITTLE LIES) affitta una sua casa a un’artista arrivata in paese con la figlia, Mia (interpretata dalla Kerry Washington di SCANDAL): da allora nulla sarà più come prima, in una girandola di segreti e bugie le cui protagoniste indiscusse sono le due attrici, davvero convincenti nei rispettivi ruoli. Due madri completamente diverse: mentre Elena vive da borghese ed è maniaca del controllo, Mia è uno spirito libero, che non vuole rinunciare ai suoi sogni. Da incorniciare i dialoghi e gli scontri fra le due, che comunque non oscurano il resto dei personaggi. In particolare la piccola Megan Stott, che nel ruolo di Izzy riesce a trasmettere perfettamente il disagio adolescenziale di una ragazza che si sente diversa ed è costretta a lottare contro il mondo. Purtroppo in secondo piano il bravo Joshua Jackson dell’ndimenticabile THE AFFAIRE, relegato al ruolo di marito di Elena, sopraffatto dall’esuberanza e dalle prepotenze della moglie.
 
La vicenda è ambientata negli anni Novanta, con una ricostruzione degli ambienti perfetta quanto i dialoghi: un’epoca senza cellulari né internet, nella quale la famiglia era ancora al centro di tutto.
Ogni storytelling è ben trattata e alla fine, anche se sembra che il cerchio si chiuda in modo troppo poco credibile, ciò che resta è la sensazione che le vite dei protagonisti a cui abbiamo assistito potrebbero essere quelle di chiunque, per certi aspetti possiamo infatti riconoscerci. E che non esiste mai davvero un giusto o sbagliato, perché ogni decisione porta con sé il proprio carico di esperienze e formazione personale. Il finale è aperto: una seconda stagione ci sta.

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