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Coronavirus: durante il lockdown è aumentata la violenza sulle donne

violenza donneDurante il lockdown per il coronavirus in Italia sono aumentati i casi di violenza sulle donne.

Purtroppo la “convivenza forzata” nelle coppie di lunga o breve data, dovuta alla pandemia, certamente non ha aiutato gli equilibri.

Fatto sta che durante la quarantena sono aumentate, e di tanto, le richieste di aiuto, da parte di donne, per violenza domestica.

E quando si parla di violenza domestica non si intendono solo botte e percosse.

Anche la violenza psicologica, quella che non permette di esprimere in modo adeguato la propria personalità a una donna, oggi è perseguibile ai termini di legge.

Durante l’emergenza sanitaria Covid la Rete lombarda a sostegno delle donne maltrattate si è data molto da fare.

Rispetto al 2019, nel periodo da marzo a aprile, le donne vittime che si sono rivolte al numero antiviolenza 1522 sono aumentate in Lombardia del 25%.

Un segnale della crescente emersione del problema e che vede il carico di lavoro sui centri anti violenza aumentare nel tempo

Il quadro è contenuto in una Nota Informativa in tema di contrasto alla violenza sulle donne e nella Relazione sull’attuazione e i risultati degli interventi previsti dalla l.r. n. 11/2012 in tema di prevenzione, contrasto e sostegno a favore delle donne vittime di violenza. La Relazione è stata esaminata oggi dal Comitato paritetico di controllo e valutazione, presieduto da Barbara Mazzali (FdI) che insieme a Carlo Borghetti (PD), Vice Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, hanno illustrato i contenuti del documento.

La Presidente Mazzali, esprimendo il suo apprezzamento per la qualità e la completezza informativa della relazione trasmessa ha sottolineato che “il Comitato valuta positivamente il fatto che la relazione contenga un focus specifico sui percorsi di autonomia abitativa ed inserimento lavorativo delle donne prese in carico dai centri antiviolenza e le iniziative di sensibilizzazione, prevenzione e formazione avviate. Un tema che continueremo a monitorare, cercando anche di sensibilizzare il mondo del lavoro”.

Soddisfazione espressa anche da Marco Degli Angeli (M5S), Vice Presidente del Comitato, che ha sottolineato come il piano degli interventi sia puntuale e dia continuità all’azione di contrasto e prevenzione.
Più attenzione al fenomeno, soprattutto in relazione all’emergenza Covid è stata auspicata da Carlo Borghetti (PD).

“Consapevole delle difficoltà di questo genere di misurazione- ha detto – proporrei di adottare in futuro un approccio più attento a verificare i risultati raggiunti nella lotta alla violenza sulle donne attraverso gli interventi finanziati da Regione e non solo la loro implementazione.

Questo contribuirebbe ad una valutazione più attendibile dell’efficacia delle politiche pubbliche introdotte. In tal senso, ho apprezzato che l’analisi ponga il benessere delle donne come indicatore di successo dei servizi erogati dai centri antiviolenza e dalle case rifugio.

 

Emergenza sanitaria ha aumentato casi di violenza domestica sulle donne 

Ma proprio l’attuale situazione di emergenza sanitaria, con l’obbligo di permanenza a casa può causare l’intensificarsi di forme di violenza domestica ai danni delle donne, fenomeno che andrebbe monitorato nell’eventuale mutamento della domanda e dell’offerta di servizi”.

A conferma dell’ampiezza del fenomeno delle violenze domestiche –  fenomeno trasversale che colpisce donne a prescindere da età, classe sociale, istruzione, nazionalità – il numero delle donne che in Lombardia nel 2019 si sono rivolte ad un centro antiviolenza: 6545 nuovi contatti (più del doppio rispetto al 2013).

Le nuove prese in carico hanno riguardato per circa il 44% dei casi donne residenti in provincia di Milano e Brescia. Hanno ricevuto ospitalità 295 donne, la maggior parte residenti in provincia di Milano (33%), Varese (12%) e Brescia (11%): circa il 45% delle donne ha al seguito figli minori.

Violenza sulle donne, i numeri in  Lombardia 

Aumenta, inoltre, il numero delle donne che, a conclusione del percorso, si allontana dal maltrattante (79% nel 2019), grazie anche all’acquisizione dell’autonomia economica (66% nel 2018) e abitativa (raggiunta nel 66,4% dei casi).

Per quanto riguarda i servizi, sono 67 i soggetti giuridici iscritti all’Albo dei centri antiviolenza, delle case rifugio e delle case d’accoglienza. In crescita il numero dei centri antiviolenza (complessivamente 50 in convenzione con gli enti capofila, a cui si aggiungono 49 sportelli decentrati) e le case rifugio (117 convenzionate).

Delle 5176 donne accolte dai servizi, circa l’82% ha beneficiato di colloqui e circa il 72% di ascolto telefonico.

Per quanto riguarda, invece, le 2820 donne prese in carico, quasi il 45% ha usufruito del servizio di consulenza legale, mentre il 34% di quello psicologico.
Ma l’azione delle politiche introdotte da Regione Lombardia per il contrasto alla violenza di genere prevede anche percorsi formativi con l’Ordine avvocati e accordi di collaborazione con le università lombarde.

Lombardia, progetti e finanziamenti contro la violenza sulle donne 

Attraverso un bando regionale del 2018 sono stati avviati 9 progetti che hanno coinvolto 1260 studenti, 119 docenti destinatari e 251 docenti formatori.

Uno sforzo di prevenzione e sostegno che vede nel 2018-2019 un finanziamento pari a € 9.612.021,34, di cui € 7.591.772,34 a valere sulle risorse nazionali e € 2.020.249,00 su risorse regionali.

Regione Lombardia, inoltre, con D.G.R.1496/2019, ha assegnato ulteriori € 4.531.788,97 per sostenere l’operatività delle reti nel biennio 2020-2021, nonché per gli interventi previsti dal Programma Casa-Lavoro e le azioni di formazione, prevenzione e comunicazione (alle quali sono stati destinati circa 1,4 milioni).


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