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Coronavirus: 31 pazienti su 100 colpiti anche da trombosi

coronavirus trombosiCon il Coronavirus sarebbero 31 pazienti su 100 a essere colpiti anche da trombosi.
Durante la prima ondata di diffusione del virus Covid 19 è emerso un legame diffuso fra l’infezione da parte del virus e l’aumento del numero dei pazienti colpiti da complicanze da Trombosi.

In questa direzione si è mossa dunque l’analisi scientifica – pubblicata nel mese di luglio 2020 – del prof. Sergio Coccheri, Socio fondatore di ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, clinico fra i più esperti del mondo nel campo della Trombosi, che ha esplorato la relazione fra infezione da COVID‑19 e il sistema della coagulazione del sangue.

Coronavirus e trombosi: la correlazione

“Capire i meccanismi che attivano il sistema della coagulazione del sangue è fondamentale per comprendere quale relazione pericolosa esista fra le infezioni e le malattie causate da Trombosi, venose o arteriose come Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Ischemia, Trombosi venose, Embolia polmonare” spiega Coccheri.

“La trombosi si verifica spesso nei pazienti colpiti da infezioni gravi che portano a sepsi, ma con meccanismi diversi rispetto a quelli con i quali si manifesta nei micro vasi e – nello specifico – nei pazienti colpiti da COVID-19.

“In questi pazienti infatti si verifica uno stato infiammatorio molto esteso che provoca una massiccia attivazione del sistema della coagulazione. Il meccanismo della coagulazione è molto sofisticato e ha lo scopo e la capacità di guarire i tessuti malati, ma può in alcuni casi accendersi in modo incontrollato e causare la formazione di trombi all’interno dei vasi colpiti dall’infiammazione provocata dal virus”.

“Rimettere il sistema della coagulazione in equilibrio è compito dei farmaci antitrombotici, che dovrebbero essere usati in modo ritagliato su misura in pazienti diversi, adattando tipo e dosi di farmaco alle caratteristiche individuali di ciascuno: caratteristiche che dipendono dalla storia familiare, personale e dai punti deboli di ogni singolo paziente. Pazienti diversi rispondono in modo variabile a farmaci identici” aggiunge la presidente di ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus, Lidia Rota Vender.

Coronavirus e trombosi: i numeri

Numerosi i gruppi di ricercatori che negli ultimi mesi hanno pubblicato diversi lavori scientifici relativi alla pericolosa correlazione tra infezione da Covid-19 e Trombosi con l’obiettivo di fornire indicazioni puntuali sulle terapie antitrombotiche più efficaci da utilizzare nei pazienti colpiti.

In una revisione pubblicata su “Current Cardiology Report” nel giugno 2020 è emerso che ben 31 pazienti su 100 fra quelli colpiti da Covid-19 hanno avuto complicazione da Trombosi e che l’uso di farmaci antitrombotici a dosaggio più alto rispetto all’abituale ha avuto impatto positivo sui pazienti ad alto rischio.

“Sono stati formulati metodi di quantificazione del rischio di ogni singolo paziente dimostrando che ciascuno deve essere considerato nella sua peculiarità e ricevere dosi di farmaci anticoagulanti specificamente ritagliate sulle sue caratteristiche” continua la Presidente di ALT.

“Scegliere fra diversi farmaci antitrombotici e diverse dosi richiede grande attenzione da parte del medico, che si trova a dover rispettare il fragile equilibrio fra l’efficacia del farmaco anticoagulante nel rendere il sangue più fluido del normale e il rischio di emorragia che incombe sempre quando la fluidificazione del sangue si rivela eccessiva” conclude.

Coronavirus e trombosi: l’indagine

Per meglio comprendere le preferenze dei pazienti che assumono abitualmente farmaci anticoagulanti perché ad alto rischio o già colpiti da Trombosi in precedenza, Datanalysis – Health Market Research ha realizzato un’indagine conoscitiva che ha coinvolto 428 pazienti in terapia anticoagulante nel periodo dal 5 al 20 ottobre 2020 da cui è emerso che:

55 pazienti su 100 chiedono maggiore disponibilità per consulti medici per via telematica, segnalando la difficoltà di accedere ai medici dentro e fuori dagli ospedali;

34 su 100 dichiarano di essersi isolati, spontaneamente frequentando solo i familiari più stretti;

solo 7 persone su 100 si affidano alle fonti di informazione istituzionali, mentre
32 su 100 trovano risposte alle proprie domande contattando i medici di famiglia e specialisti, 18 su 100 alle associazioni di pazienti, 21 su 100 attraverso i social media, e infine 20 su 100 si fidano delle informazioni diffuse dai media tradizionali giornali tv e radio.

Coronavirus e trombosi: l’Associazione ALT

ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlusè un’Associazione libera, indipendente e senza fini di lucro. Dal 1987 è impegnata a livello nazionale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari da Trombosi:Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Embolia Polmonare, Trombosi arteriose e venose. ALT finanzia progetti di ricerca scientifica interdisciplinare realizza progetti concreti attraverso campagne educative mirate a combattere i principali fattori di rischioe a creare consapevolezza sui sintomi precoci delle malattie che la Trombosi determina. Dal 1995 rappresenta l’Italia in EHN, network europeo che riunisce 29 associazioni e fondazioni europee dedicate alla prevenzione delle malattie cardiovascolari ciascuna nel proprio Paese. Il loro sito qui


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