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“Mare Fuori”, la recensione – Drammi e voglia di riscatto in un carcere minorile a picco sul mare

 

di Stefano Di Maria

La serie MARE FUORI, la cui programmazione si è conclusa da poco su Raidue, non può che ricordare i film di Marco Risi “Mery per sempre” e “Ragazzi fuori”. Da tempo non si vedeva una storia ambientata in un carcere minorile del sud Italia, in uno di quegli istituti che dovrebbero essere di rieducazione ma si rivelano un covo di violenza, rivalità e angherie fra detenuti. Un disagio sociale che non sembra per nulla mutato rispetto a 30 anni fa, ai tempi delle pellicole di Risi ambientate dentro e fuori il carcere minorile di Palermo. Qui c’è invece l’Istituto di Pena Minorile dell’isola di Nisida a Napoli, situato a picco sul mare. Quel mare che dà il titolo alla storia e rappresenta la speranza di riscatto per i tanti giovani che passano di qui.

Il regista Carmine Elia è riuscito a realizzare una serie di grande realismo e impatto emotivo, capace di raccontare storie di disagio sociale come non si vedeva da tempo. A cominciare da quelle dei protagonisti, due ragazzi che provengono da realtà molto diverse: Carmine vuole affrancarsi dalla famiglia camorrista, Filippo proviene dalla Milano bene. Fra loro nascerà una grande amicizia: si aiuteranno a vicenda, a costo di farsi del male pur di proteggersi dai coetanei violenti con cui hanno a che fare tutti i giorni.

I dodici episodi sono intrisi di drammi, passioni e vicende familiari dei detenuti minorenni: attraverso coinvolgenti flashback, scopriamo la realtà da dove provengono e perché sono finiti in riformatorio. Si affrontano così temi di grande attualità: lo stalking, la pericolosità dei social, la droga e la violenza domestica. L’efficacia del racconto sta nel non volere giustificare questi giovani, piuttosto far passare il messaggio che si può finire nel baratro di un penitenziario per una casualità ma anche per scelta: “Hai fatto una scelta e devi assumertene le conseguenze”, ripete più volte la direttrice del carcere Paola Vinci, interpretata da una bravissima Carolina Crescentini, affiancata da un altrettanto bravo Carmine Recano (il comandante Massimo Valenti). Un plauso ai giovani attori: tutti ragazzi e ragazze credibili e perfetti nei rispettivi ruoli. Spiccano Nicolas Maupas (Filippo), Massimiliano Caiazzo (Carmine) e Valentina Romani (nella parte della zingara Raditza). Non mancano le scene commoventi: è merito non solo delle ottime interpretazioni ma anche di una scrittura matura e convincente.

Non tutto è perfezione, però. Qua e là c’è qualche forzatura: come la zingara Radiza che per suonare i capolavori della musica al pianoforte le basta sentirli una volta, la mancanza di uno psicologo per ragazzi così problematici oppure le facili fughe da ospedali o feste dove un detenuto dovrebbe essere guardato a vista dai poliziotti.

Ma MARE FUORI, disponibile su Raiplay dopo la programmazione su Raidue, è un prison drama cui si può perdonare tutto, perché capace di emozionare, di toccare le corde dell’anima. E poi, se tiene incollati alla poltrona malgrado le lunghe puntata di un’ora, significa che fa bene il suo lavoro. Un consiglio: preparate i fazzoletti. E non stupitevi se la sigla di apertura continuerà a lungo a ronzarvi nelle orecchie.

Immagini: Rai.it / Raiplay.it


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