HomeBOLLATESEBaranzate, il racconto del medico di base: "Covid in una situazione multietnica"

Baranzate, il racconto del medico di base: “Covid in una situazione multietnica”

covid Baranzate multietnico MacchiA Baranzate, sulla situazione covid, in un ambito multietnico parla Enrico Macchi, un medico di base che ha decisamente “il polso della situazione”.

Il dottor Enrico Macchi è uno storico medico di base baranzatese che conosce assai bene la realtà sanitaria e sociale del nostro territorio.

Lo abbiamo intervistato per capire da lui quale sia la situazione cittadina, ma anche il suo parere su come la sanità lombarda ha affrontato l’emergenza.

Dottor Macchi, com’è oggi la situazione Covid a Baranzate?

“La situazione di Baranzate secondo me non è brillante, perché sappiamo che questo virus si diffonde molto quando c’è promiscuità: qui a Baranzate abbiamo molti appartamenti piccoli e poco moderni. Il concetto della prevenzione non è sentito in modo uguale in tutte le culture: in alcune è stato ben recepito, ma in altre meno. In alcuni appartamenti, poi, vivono anche 7 o 8 persone ed è più facile a m m a l a r s i perché il distanziamento è molto minore. Io ho visto moltissimi positivi per esempio nella comunità sudamericana: ho avuto anche ricoveri di quarantenni, anche ammalati seriamente. Adesso però la positività si è spalmata su tutte le categorie e noto che la fascia più attenta è quella degli anziani. Le vittime tra i miei pazienti sono praticamente a zero, perché gli anziani sin dall’inizio sono stati molto attenti”.

Ha notato anche lei, come altri suoi colleghi, che gli africani di colore non si ammalano di Covid?

“Lo confermo: io non ho visto neppure una persona di colore positiva, pur vedendone diverse come pazienti . Ma non ho visto neppure un cinese positivo. Se vogliamo fare un’a – n a l i s i etnica, quelli che ho visto meno se non nulla sono proprio le persone di colore”. Ma i cinesi in Cina si ammalavano…

“Il fatto è che i cinesi qui da noi appena è scoppiata la pandemia si sono chiusi in casa, sono stati prudentissimi e ha funzionato. Per quanto riguarda gli africani, non ho una spiegazione, ma noto che effettivamente sono molto meno soggetti a questo virus. Se ci sia davvero una predisposizione etnica, lo sapremo col tempo”.

Lei pensa che i vaccini anti C o v i d saranno la soluzione?

“Dobbiamo capire s u c h i sono stati testati, quanto dureranno gli anticorpi… Ci vorrà tempo per avere tutte le risposte”. Comunque suggerirà di fare il vaccino?

“Se l’Ema (European Medicines Agency) dirà che gli studi sono seri e garantiscono l’efficacia, non dirò certo di non farlo. Certo i tempi per arrivare al vaccino sono stati molto ristretti: la situazione d’emergenza mette chiaramente fretta, perché è una situazione pesantissima, anche dal punto di vista sociale: io vedo certe categorie che sono davvero in difficoltà”.

Come giudica la Sanità lombarda in questa emergenza?

“La vedo malissimo, e la mia non è una considerazione politica. Tutte le innovazioni arrivano dalle altre regioni, a partire dal Veneto. La Lombardia ha fatto tante figuracce. Dovevano fare un’Usca ogni 50mila abitanti, dovevano essere 200, ne hanno fatte meno di 50: come fanno a seguire le persone positive?”

“In provincia di Milano dovevano essere 6 0 , ce ne sono 15 o 20. La medicina del territorio è completamente saltata, a noi non hanno dato nessun dispositivo di protezione, è arrivato qualcosa adesso… Siamo stati completamente abbandonati. Il nostro sistema sanitario era considerato il migliore al mondo, a partire dal rapporto tra cittadini e medici di base, ma qui in Lombardia quest’anno è saltato tutto”.


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