HomeBOLLATESECoronavirus e feste, l'appello di 46 medici di base: “Non roviniamo tutto”

Coronavirus e feste, l’appello di 46 medici di base: “Non roviniamo tutto”

coronavirus medici base“Attenti alle feste, non vanifichiamo impegno e risultati per una fetta di panettone”.

Questo l’appello firmato da ben 46 medici di base delle nostre zone.

“Non vanifichiamo gli sforzi fatti fino ad ora solo per una fetta di panettone o un bicchiere di spumante in compagnia!”.

E’ questo il forte appello che lanciano una cinquantina di medici di base di Bollate, Garbagnate, Novate, Cesate e Senago, aderenti alla Cooperatuva Salute Groane.

I medici ci hanno inviato una lettera in cui raccontano questi mesi per loro molto difficili, ma lanciano anche un appello ai cittadini, perché la pandemia sarà ancora lunga. A firmare la lettera sono i seguenti 46 dottori: Ardoino Giuseppe, Balbo Fabiana, Banfi Emilia Maria, Beccaro Antonella, Bergomi Patrizia, Bianchini Liliana, Borghi Roberto, Castelli Roberto, Cervi Laura, Cribbio Giovanna, Crucitti Salvatore, Cupellini Gianpaolo, Curtarelli Simona, D’Alessandro Maria Cristina, De Pinto Giuseppe, Di Maio Mariolina, Felisi Sergio, Ferrario Riccardo, Figoni Alfiero, Filardo Nicola, Guarino Anna, Lacerenza Claudia, Lazzari Giorgio, Lazzeroni Matteo, Lepore Giuseppe, Mariotti Laura, Marone Mario, Matordes Giuliana, Mazzoni Giorgio, Merati Maria Grazia, Olivari Daniela, Oriani Daniela, Pappalardo Chiara, Pasqualini Alessandro, Peppe Giovanna, Pirovano Emilio, Prado Marta, Quaglia Giuliana, Ravasi Luisa, Rocca Monica, Sandali Roberto, Seveso Mariapaola, Spimpolo Valter, Tampieri Benedetta, Tosatto Lidia, Verand Grazia Maria.

Ecco il testo della lettera che ci hanno inviato.

“La Cooperativa “Salute Groane” è stata fondata nel 2015 e si affianca all’Associazione Medici Groane che raggruppa circa 50 Colleghi di Medicina Generale che operano nei Comuni di Bollate, Cesate, Garbagnate, Novate e Senago. È ancora molto vivo il ricordo di quel sabato mattina, 21 febbraio, in cui ci eravamo ritrovati per uno dei tanti corsi di aggiornamento”.

“Il giorno prima era stato segnalato il primo caso Covid a Codogno e l’incontrarci era stata l’occasione per poter decidere cosa era urgente fare, come proteggerci e come organizzarci per far fronte ad una epidemia che da lì a pochi giorni si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità. Fu anche l’ultima occasione di incontro in presenza perché dal mese di marzo ciò non è stato più possibile”.

“Ci siamo però organizzati e riusciamo comunque a trovarci on line una volta alla settimana, invitando anche specialisti dell’Asst Rhodense, dell’Ospedale Sacco, e di Niguarda con i quali abbiamo condiviso le reciproche esperienze. Sono proprio questi incontri del mercoledì sera che ci hanno aiutato a resistere allo scoraggiamento dei momenti più difficili, a trovare delle soluzioni quando non c’erano dispositivi di protezione e mancavano direttive di comportamento da seguire, quando ci sentivamo soli di fronte a una malattia nuova ed estremamente insidiosa, con i pazienti che stavano male, che ci chiedevano aiuto e che trattavamo con terapie la cui efficacia non era ancora stata dimostrata”.

“La seconda ondata è stata nella nostra zona più pesante della prima. Passiamo le giornate ad ascoltare e dare consigli a pazienti con sintomi sospetti per infezione, a monitorare i parametri vitali dei pazienti positivi a domicilio che riusciamo a trattare a casa evitando il ricovero ospedaliero. Molto del nostro tempo è speso a combattere con portali spesso mal funzionanti, a calcolare e registrare quarantene e isolamenti secondo le indicazioni dell’ultimo decreto, a rispondere, cercando di non perdere la calma, a richieste di datori di lavoro talvolta improprie. Tutta questa attività ha dei risvolti sociali importanti e richiede un tempo che si aggiunge a quello ordinario necessario per seguire i pazienti con patologie acute diverse dal Covid e croniche che continuano ad essere presenti e non possiamo trascurare”.

“Le 10 – 12 ore giornaliere che dedichiamo al nostro lavoro sembrano non bastare. Avremmo bisogno di un supporto amministrativo che ci sgravi almeno dalle incombenze burocratiche. Anche la campagna di vaccinazione antinfluenzale è stata un duro banco di prova che ci ha visto impegnati già da luglio nelle fasi organizzative per arrivare alla metà di dicembre con pazienti che non riusciamo a vaccinare per dosi di vaccino insufficienti. Nei momenti più difficili il ritrovarci, anche con altri colleghi, seppure a distanza, è stato un grande aiuto per ciascuno di noi”.

“Conoscere cosa stava accadendo negli ospedali, che terapie venivano utilizzate nei reparti di pneumologia e di rianimazione, ed il confronto sui casi clinici più difficili e problematici della settimana è servito per approfondire con gli specialisti delle diverse branche le molteplici manifestazioni Covid correlate. Tutto ciò nella speranza di essere sempre un riferimento puntuale e sicuro per i nostri malati ed i loro familiari. Da quel sabato di fine febbraio è cambiata la nostra vita, il nostro modo di lavorare, di relazionarci con i pazienti e con le nostre famiglie. Con coraggio ci siamo presi carico delle tante criticità cercando soluzioni per affrontarle nel migliore dei modi e pagando, anche in termini di vite dei tanti colleghi deceduti, un prezzo altissimo. Abbiamo sempre combattuto e stiamo tuttora combattendo, a fianco dei nostri pazienti, perché la fine della pandemia è ancora lontana”.

“Purtroppo le festività natalizie potrebbero essere un’occasione di diffusione del contagio e di peggioramento della pandemia. Il nostro appello di Medici di Medicina Generale è quello di prestare la massima attenzione a tutte le norme di protezione individuale e di distanziamento sociale”.

“Non ignoriamo tutto quello che l’esperienza in questi mesi ci ha insegnato, non vanifichiamo tanto impegno ed energie profuse a curare malati, non dimentichiamo tutti i morti e tanta sofferenza che abbiamo visto attorno a noi per un panettone o un bicchiere di spumante bevuto in compagnia. Qualcuno sicuramente ci ringrazierà”.


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