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Covid a Cislago, l’odissea di una famiglia: “Positivi e chiusi in casa per 6 settimane”

“Per un mese e mezzo siamo stati barricati in casa”, è lo sfogo di una donna di Cislago, rimasta sei settimane bloccata nella sua abitazione, insieme con la famiglia, in quanto risultava sempre positiva al Codiv-19.

Tutto è iniziato quando il marito, senza sintomi, si è ritrovato a doversi sottoporre al tampone in quanto alcune persone con cui era stato in contatto erano risultate positive. Esito: positivo anche per lui. Il secondo tampone è risultato invece negativo. A seguito della positività del primo, tutta la famiglia è rimasta in isolamento e anche la cislaghese è stata chiamata dall’Ats per sottoporsi all’esame. Da lì il calvario. L’esito non arrivava: sul fascicolo elettronico non veniva pubblicato nessun referto e nessuno sapeva darle spiegazioni. Passavano i giorni e intanto, senza avere ancora nessuna risposta, ha ricevuto una mail dall’Ats che la invitava a presentarsi dopo qualche giorno per il nuovo tampone a seguito della positività del primo. “Ero incredula, ma non ho potuto far nient’altro se non eseguire un nuovo esame, risultato nuovamente positivo – racconta la donna – Non ci potevo credere. Nel frattempo, pur restando in isolamento a casa, mi è venuta la febbre alta”.

La cislaghese si è sottoposta al terzo tampone: “Ero certa dell’esito negativo, stavo bene, senza febbre da diversi giorni, invece risultavo ancora positiva – prosegue – Sono restata ancora chiusa in casa, nonostante secondo il mio medico di base sarei potuta uscire in quanto ormai senza sintomi da oltre cinque giorni. Ma all’Humanitas, dove mi sono rivolta per il terzo tampone, mi hanno detto che se ero ancora positiva non devo uscire”. La confusione nasceva dal fatto che l’esito riporta la dicitura  “positivo” e non “debolmente positivo”.

Intanto i giorni passavano e la donna è sempre rimasta chiusa in casa: “Fortunatamente lavoro in smart-working e non con partita Iva”, precisa vedendo la metà piena del bicchiere.  

 


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