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“I favoriti di Mida”, recensione – Fra colpe e ricatti, il ritratto della nostra società

di Stefano Di Maria

I FAVORITI DI MIDA, una produzione Netflix in sei episodi, può essere annoverata fra le serie spagnole più riuscite. Distopica ma non troppo, perché caratterizzata da un clima politico e da una rivolta popolare a noi vicini, ci avverte su dove sta per impattare la nostra realtà, restituendoci l’immagine di una società le cui colpe sono senza redenzione.

Protagonista assoluto della storia, tratta da un racconto del 1901 di Jack London, ambientata in una Madrid moderna, è Luis Tosar, uno degli attori più di rilievo del panorama spagnolo, perfettamente a suo agio nel ruolo di Víctor Genovés,  a capo di un impero dei media. Un giorno riceve una misteriosa lettera: è un’organizzazione che si fa chiamare I FAVORITI DI MIDA, che comincia a ricattarlo minacciando di uccidere persone qualunque se non farà dei versamenti milionari in suo favore. Sulle prime non dà molto peso alla missiva, per poi rendersi conto che chiunque sia fa sul serio: gli omicidi avvengono uno dietro l’altro, mentre la polizia cerca di risolvere il mistero in ogni modo possibile. Un vero ginepraio, nel quale Genovés si troverà intrappolato suo malgrado senza più potersi fidare di nessuno, neppure delle persone che gli sono più vicine. Tutte a parte Monica, interpretata dalla superba Marta Belmonte, una giornalista di cui s’innamora perdutamente. La loro sarà una storia travagliata, perché lei ha grandi ideali, che non appartengono certo al mondo di Victor. Potranno mai avere un futuro insieme?

Non è molto chiaro quale sia la finalità dell’organizzazione, che sostiene di agire nell’interesse del popolo sempre più povero e sfruttato. Certo è che, sotto un cielo di Madrid perennemente plumbeo, cristallizzato da una fotografia dai toni spenti, quasi a significare lo stato d’animo del protagonista, sembra che la società stia andando in pezzi. Intanto, dietro i palazzi di vetro di aziende fra le più potenti al mondo, c’è chi continua ad arricchirsi, finché tutto sembra precipitare.

I FAVORITI DI MIDA ha i toni da thriller, ma a differenza dei classici del genere ha un ritmo più cadenzato, a tratti forsennato, a tratti riflessivo, lasciando spazio all’introspezione. Luis Tosar è eccezionale nell’esprimere le sfaccettature di un uomo potente che si sente perduto, che non sa più dove sbattere la testa, con alle spalle un matrimonio fallito, che cerca disperatamente rifugio in un nuovo amore. Sarà lui a cambiare più di tutti, verso l’epilogo, ma proprio per adeguarsi al sistema, che invece resta uguale, senza speranza. Lo si capisce vedendo entrare Genovés in un’auto, nell’ultima scena, dove lo aspetta qualcuno che probabilmente conosce, lasciando aperto uno spiraglio a una seconda stagione.

Il lavoro di scrittura di Miguel Barros, l’efficace regia di Mateo Gil e le interpretazioni di un cast eccellente ci regalano un’opera ben sopra la media delle produzioni spagnole: qui tutto è perfetto (a parte l’iniziale viaggio di Monica in Siria, staccato dal contesto della storia), il livello è alto e il rischio soap (sfiorato o toccato da tante serie iberiche) inesistente.

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