Home SERIE TV "Euphoria", recensione del primo e secondo episodio speciale

“Euphoria”, recensione del primo e secondo episodio speciale

 

 

 

di Stefano Di Maria

Psichedelica, onirica e, al contempo, realistica come mai abbiamo visto una serie teen. Avevamo descritto così la prima stagione di EUPHORIA, riuscita nell’esperimento di avvicinare il mondo degli adulti a quello dell’adolescenza. Mostrandolo senza filtri, quasi fosse un documentario, come suggeriva la voce fuori campo della protagonista: la bravissima Zendaya, che interpreta Rue.

I due episodi speciali trasmessi da Sky a dicembre 2020 e questo gennaio non proseguono idealmente la storia delle due protagoniste, né possono essere considerati il prologo alla seconda attesissima stagione: piuttosto sono due emozionanti confessioni, con lo sponsor di un centro per la disintossicazione dalle droghe nel caso di Rue, con una terapista nel caso di Jules. Entrambe le attrici (ricordiamo che l’incredibile interpretazione di Zendaya le è valso un Emmy) dimostrano ancora una volta tutto il loro talento: a dispetto della giovane età, sono in grado di reggere sulle loro spalle i cinquanta minuti dell’episodio a loro dedicato, perfettamente calate nel ruolo di adolescenti difficili,  vittime di un disagio esistenziale che rischia di portarle all’autodistruzione. Giovani che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo, che soffrono di solitudine anche se si circondano di coetanei, sconnesse dalla famiglia, in balia di desideri e voglia di sperimentare.

Se nella prima stagione non mancavano i social, col rischio di rovinare reputazioni, e le droghe pesanti, che stordiscono facendo dimenticare dolori e delusioni, in questi due speciali il mal di vivere è solo verbalizzato. In una tavola calda Rue esprime ad Alì, il suo sponsor, tutta la sofferenza che cova dentro, convinta di non poterla sconfiggere, anzi determinata a continuare a drogarsi fino a morirne. La conversazione con Alì (interpretato dal bravissimo Colman Domingo), che vuole ricondurla alla ragione ammettendo, accettando e perdonando i propri errori, è un ponte sull’incomunicabilità fra adulti e adolescenti: due pianeti spesso destinati a cozzare, ma che possono trovare insperati punti d’incontro. In questa circostanza succede anche perché Alì si rispecchia in Rue, avendo alle spalle un trascorso di droghe: per lui quel dialogo la sera della vigilia di Natale rappresenta una sorta di redenzione.

La seduta di Jules con la terapeuta, invece, è più che altro un monologo che ci fa entrare nella mente della ragazza, ferita dalla vita e segnata dal suo sentirsi inadeguata, senza un’identità sessuale definita. Hunter Schafer interpreta questo ruolo con un’intensità emozionante, riuscendo a esprimere il suo smarrimento interiore, la sua mancanza di riferimenti, la confusione mentale che le fa vivere fantasie e sogni come fossero realtà. Ne esce il ritratto di due ragazze con inquietudini e fantasmi che impediscono loro di trovare la felicità.  

Negli speciali di EUPHORIA, serie prodotta dal network Hbo,  l’autore Sam Levinson conferma l’ottimo risultato della prima stagione: un racconto, quello degli episodi visti nel 2019,  caratterizzato da una scrittura che non scade mai nel banale o nel retorico. Pur trattando temi giovanili, non ha nulla a che spartire con le classiche serie teen: qui siamo di fronte a un prodotto completamente diverso, di grande televisione, dal respiro cinematografico, che ci fa entrare nella mente di ragazzi figli di un’epoca che li rende insicuri e senza certezze. Il tutto rappresentato con una fotografia dai colori talvolta accesi e a tratti spenti (come le menti dei protagonisti), un montaggio dinamico e scattante (anche con brevi flashback che non fanno mai perdere il senso degli eventi) e uno script così realistico che sembra quasi da docu-serie.

Trasmessa da Sky e confermata per una seconda stagione, EUPHORIA è disponibile nei pacchetti Sky Box Sets e Now Tv.

Trovate qui tutte le nostre recensioni

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