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“Meglio di noi”, recensione della prima serie russa targata Netflix – E se i robot provassero sentimenti?

di Stefano Di Maria

Passata sotto silenzio fra la marea di titoli sfornati ogni mese, la serie sci-fi MEGLIO DI NOI merita senza dubbio di essere recuperata. Si tratta della prima produzione made in Russia che Netflix ha distribuito a livello mondiale, che nulla ha da invidiare ai prodotti occidentali. Anzi, sotto molti aspetti, dal montaggio alla fotografia, al ritmo serrato, al cast praticamente sconosciuto ma di buon livello, ricorda le serie americane.

Gli autori hanno immaginato il mondo alla fine di questo decennio, quando la tecnologia “muta” i robot in androidi in grado di sostituire gli operai nelle fabbriche e il personale di servizio nelle case. In questo contesto nasce un fronte di opposizione che si fa chiamare I Liquidatori, deciso a distruggere quanti più androidi per riportare l’uomo al centro della società. S’innesca così una battaglia con l’azienda Cronos, che già produce androidi sessuali, determinata ad aggiudicarsi l’appalto ministeriale per produrre in serie Arisa (interpretata dalla famosa attrice televisiva russa Paulina Andreeva), un androide speciale, in grado di mostrare empatia, sentimenti quasi umani: al punto da arrivare a uccidere pur di difendere la sua famiglia (la piccola Sonya, il fratello Yegor e il padre Georgy). A fare da sfondo è una Mosca futurista, irriconoscibile, dove si muovono killer e imprenditori senza scrupoli, contestatori troppo idealisti per l’epoca in cui vivono e poliziotti corrotti.

MEGLIO DI NOI ricorda la serie HUMANS e titoli cinematografici con cui ha molto in comune, ma in realtà si distingue perché scava nella relazione fra l’uomo e i robot, mettendo in luce i rischi per gli umani di diventarne dipendenti e di interagire con loro anche più che coi propri simili. Emblematiche, in questo senso, le riflessioni che scaturiscono dai dialoghi: “Gli esseri umani hanno dei volti, sono libri aperti, ma i robot mentono”, “Cos’è peggio? L’amore per un robot o il desiderio di ucciderlo?”. Addirittura Sonya è così affezionata ad Arisa che dice: “E’ meglio di un cane, è stata lei a scegliere me”. La madre, osservando la figlia in video mentre gioca con Arisa, si preoccupa: “Preferisce un robot a me”.

MEGLIO DI NOI è una storia di fantascienza, a tratti thriller e poliziesca, ma di genere distopico. Racconta un futuro molto più vicino di quanto pensiamo: al posto dei semafori agli incroci ci sono raggi rossi e verdi, i droni sorvolano le strade facendo multe, si vive senza cellulari ma con un auricolare nell’orecchio a cui si può chiedere tutto (anche di riprodurre file sul polso), i medici preparano gli interventi studiando l’olografia degli organi da operare. Normale, dunque, lo stupore di Sonya quando il padre le mostra un aquilone: “Dov’è il telecomando?”, gli chiede. Alla fine del sedicesimo episodio (è confermato il rinnovo), MEGLIO DI NOI ci lascia con la consapevolezza che l’uomo ha bisogno dell’uomo, non di una macchina.

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