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Giornata mondiale contro il cancro, l’allarme dell’oncologo Verusio sull’ospedale di Saronno

verusio oncologo saronno
Claudio Verusio, oncologo

“Io sono, io sarò” (dall’inglese “I am, I will”) è lo slogan scelto anche quest’anno per la Giornata Mondiale Contro il Cancro, promossa dall’Union for International Cancer Control e celebrata oggi 4 febbraio. Il World Cancer Day, come riporta l’UICC, è dedicato al coraggio delle persone che convivono con il cancro e alle loro famiglie, ma anche agli infermieri, ai medici, ai ricercatori e ai volontari che si prendono cura dei pazienti e che lavorano per loro. Un anno difficile per i pazienti oncologici che, a causa del Covid, hanno visto una significativa diminuzione dei posti letto così come del personale specializzato, impegnato in prima linea per fronteggiare la pandemia. In un’intervista esclusiva a “Il Notiziario”, il dottor Claudio Verusio, direttore del reparto di oncologia all’ospedale di Saronno, traccia un bilancio.

Dottor Verusio, oggi è la Giornata Mondiale contro il Cancro ed è passato un anno esatto da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19 in Italia. Come l’hanno vissuto i pazienti oncologici?

«In un anno in cui dal punto di vista oncologico dovevamo vedere risultati importanti perché la ricerca basata sulla biologia molecolare sta portando alla clinica importantissime novità, come le terapie per i vari tumori solidi, purtroppo dal punto di vista assistenziale quest’anno è stato molto duro. Sono stati chiusi reparti di degenza oncologica con grande difficoltà per i pazienti. Nel reparto di oncologia all’ospedale di Saronno di norma ho a disposizione 18 letti di degenza: proprio l’altro giorno cercavo disperatamente un posto, tutti occupati da pazienti Covid».

A Saronno la situazione nei reparti sembra sempre più problematica. Perché?

«Il Covid ha determinato l’occupazione delle terapie intensive per cui non c’è la disponibilità di anestesisti. Ricordo una seduta, qualche settimana fa, che prevedeva 8 interventi di tumore alla mammella ed è stata annullata dalla sera alla mattina perché mancavano gli anestesisti di terapia intensiva. Capisco assolutamente la necessità di combattere l’epidemia ma c’è stata una tale invasione negli ospedali dei pazienti Covid, alcuni dei quali potevano essere curati a casa, che è stata completamente stravolta l’attività ospedaliera con grave danno per i pazienti, soprattutto oncologici e cardiologici».

Ha riscontrato problemi anche per i trattamenti post-operatori? Penso ad esempio alle chemioterapie 

«C’è stato molto ritardo a livello diagnostico, in pratica sono stati sospesi gli screening. È stata ritardata la possibilità diagnostica, con effetti sugli interventi chirurgici e dunque sono state compromesse anche le terapie post-chirurgiche. I follow up (i controlli periodici) sono stati completamente annullati. La totale assenza di medicina del territorio non ha consentito di gestire i pazienti Covid a casa. I medici sono stati costretti a curarli in pronto soccorso togliendo posto a situazioni cliniche che si potevano trattare solo in ospedale come gli interventi di rimozione del tumore alla mammella, al polmone o la chemioterapia».

Qual è la situazione del reparto di oncologia oggi?

«Non abbiamo mai smesso di operare. Quando ci hanno detto che veniva chiusa la nostra degenza e dovevamo chiudere anche le specialità ho chiesto di trovare una soluzione alternativa perché avevamo 500 pazienti oncologici in trattamento attivo. Era impossibile pensare di chiudere dalla sera alla mattina i reparti di oncologia. Per fortuna ho trovato grande disponibilità negli ospedali vicini, a Busto Arsizio ad esempio abbiamo svolto un’attività quasi normale. Siamo tornati il 30 settembre: oggi il Day Hospital sta lavorando a tempo pieno ma la degenza non è stata ancora restituita».

Cosa pensa della protesta degli infermieri e degli anestesisti che qualche settimana fa hanno fatto un flash mob davanti all’ospedale?

«Gli anestesisti sono stati gli specialisti più gravati di lavoro. Assistiamo un po’ ovunque ad una carenza drammatica di anestesisti. A Saronno la situazione si è rivelata particolarmente dolorosa. Ci sono pochi posti di specializzazione. Ci sono tante specialità in cui puoi esercitare la professione anche se non sei ancora specializzato, per gli anestesisti non è così».

Oggi l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco ndr) ha dato il via libera alle terapie con anticorpi monoclonali nella lotta contro il Covid. Crede che questo trattamento possa alleviare il peso sugli ospedali?

«Gli anticorpi monoclonali sono molto importanti perché servono per ridurre la gravità della malattia però devono essere fatti in ambiente ospedaliero. Solo i vaccini possono ridurre le infezioni e in prospettiva alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere».

Claudio Agrelli

 


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