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Noi i ragazzi dello zoo di Berlino, la recensione: una versione glamour della storia di Christiane F.

di Stefano Di Maria

La sorpresa di questo mese della piattaforma Amazon Prime Video è senza dubbio la produzione originale NOI I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO, una rivisitazione del libro di Christiane F. che racconta la sua adolescenza segnata dalla droga a fine anni Settanta, quando tanti giovani della Germania dell’Ovest morivano di eroina. In realtà la serie è solo ispirata al libro e al famoso film del 1981, che aveva fatto conoscere in tutto il mondo la drammatica esperienza di Christiane, che aveva cominciato a fare uso di droghe a 12 anni.

A interpretarla è una bravissima Jana McKinnon, consapevole di prendersi sulle spalle un ruolo per niente facile. In teoria si accolla l’eredità della giovanissima del film. Nella pratica è qualcosa di diverso, perché la serie sembra avere poco a che spartire con la pellicola: si rivolge a un pubblico adulto (quello che conosce la vicenda perché ha vissuto quel periodo storico), eppure a tratti ricorda i prodotti teen. La storia, quasi a voler sottolineare da subito il suo spirito glamour che si discosta molto dal film originale, prende il via su un aereo da vip, dove la protagonista si siede accanto a David Bowie (un omaggio al film in cui aveva realmente partecipato l’artista) sussurrandogli durante una turbolenza: “Non preoccuparti, non si schianterà. Io sono immortale”. Una scena staccata dal resto della storia, che s’interrompe e – colpevolmente – non viene più ripresa nemmeno all’ultimo episodio.

 

Di punto in bianco scatta un flashback con un salto di dieci anni indietro. A differenza del libro, Christiane non è la protagonista assoluta, attorno alla quale ruotano gli altri personaggi, ma tutti i suoi amici hanno un posto di rilievo nella narrazione. In fase di scrittura si è preferito raccontarne le singole storie di disagio, spiegando come siano potuti finire nel giro della droga e della prostituzione, di come negli stupefacenti abbiano trovato rifugio dalla noia e dall’indifferenza di genitori troppo presi da se stessi per occuparsi dei figli. Oltre a Christiane, che diventa tossicodipendente più perché si lascia traviare dagli amici che per il divorzio dei genitori (nel libro, invece, subiva molestie in famiglia), ci sono Stella, vittima di stupro e con una madre alcolizzata, Babsi completamente ignorata dalla madre e cresciuta con la severa nonna, Benno e Axel, due giovani senza freni che si contendono Christiane), e Michi, innamorato di Benno. Tutti ragazzi abbandonati a se stessi, che in nome dell’indipendenza prendono la strada della droga per gioco, senza rendersi conto dei rischi. Finché la morte comincia a camminare loro fianco a fianco.

Se vi aspettate di ritrovare le atmosfere del film, resterete delusi: in questa versione di NOI I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO, con costumi e colonne sonore che potrebbero essere attuali, la fotografia dai toni accesi (lontanissima da quelli spenti e quasi monocolore della pellicola), il dramma della tossicodipendenza è più edulcorato e le vicende schiacciano l’occhiolino alle nuove generazioni. Ma se lo scopo è raggiunto, tenerle lontane dal degradante mondo della droga, che importanza ha dopotutto?

Qui trovate tutte le nostre recensioni:

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