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Saronno, “Perchè non posso toccare mio padre?”. Il direttore della Focris: “Applicato il regolamento della Regione”

Insieme – Giovanni D’Ercole con Anna e i figli Alessandra e Roberto alla Rsa Focris di Saronno

“Il tempo finisce”. Non è eterno e non va sprecato, specie nell’assistenza ai propri cari. Ne è consapevole Alessandra D’Ercole, mediatrice familiare: il papà, Giovanni, malato d’Alzheimer è ospite della residenza sanitaria assistenziale – Rsa Focris di Saronno. Entrambi hanno patito i lunghi mesi di lontananza a causa delle restrizioni anti Covid con le case di riposo chiuse alle visite parentali e la possibilità di vedersi solo tramite un vetro o alla meglio nella stanza degli abbracci; poi a metà maggio l’ordinanza del ministro della Salute Speranza ha riaperto alle visite in presenza per i soggetti muniti di certificato verde Covid che attesta l’avvenuta vaccinazione, la negatività ad un tampone nelle 48 ore precedenti o la completa guarigione dal virus. Da allora Alessandra, insieme alla madre Anna ed al fratello Roberto, fanno regolarmente visita al loro caro, ricoverato nella struttura di Via Volpi ma la gioia di ritrovarsi insieme deve fare i conti con il rigido protocollo sanitario. «Mio padre è nella fase terminale della malattia – racconta D’Ercole che fa parte anche dell’osservatorio famiglie nelle Rsa Ofirsad – Gli operatori lo toccano (hanno fatto gli stessi vaccini, vivono fuori). E perché io figlia, negativa o vaccinata, non posso toccarlo, baciarlo, dargli da mangiare, tagliargli le unghie, accedere alla sua stanza, uscire con lui per una passeggiata la domenica? Perché?».

Fausto Forti, direttore generale di Focris, difende il protocollo recepito dall’Ats secondo le disposizioni di Regione Lombardia: «I parenti e gli ospiti ad oggi possono vedersi senza plexiglass, chi ha il green pass, chi ha fatto il covid o in alternativa fa il tampone che serviamo noi, senza andare in farmacia. Più di questo noi non possiamo fare perché la normativa dice così. Loro si possono vedere negli spazi esterni, se piove c’è uno spazio interno adibito. Alle stanze non possono accedere. Possono accedere solo quelle persone che hanno il parente che per problemi fisioterapici non può essere trasportato dal letto». E sulle uscite per le passeggiate Forti aggiunge: «Io sarei il più felice del mondo di poter tornare alla situazione precedente quando i parenti entravano e chiacchieravano. Noi prima del Covid abbiamo fatto cose inenarrabili per la socializzazione: nel 2007 ad esempio abbiamo portato 8 ospiti a Gerusalemme per un tour di 10 giorni. Io mi attengo alle disposizioni regionali dopo di che posso capire benissimo le esigenze di qualcuno ma ho un riscontro estremamente positivo dalle visite che abbiamo consentito finora. Oggi la Focris è Covid free e stiamo benone».

Per l’Oms la metà dei morti Covid è avvenuta nelle strutture per anziani

In Italia il 95% degli ospiti di Rsa e case di riposo hanno completato l’iter di immunizzazione o ricevuto almeno la prima dose di vaccino. E però le misure di prevenzione nelle Rsa sono tra le più severe attualmente in vigore considerata l’alta di incidenza di vittime lo scorso anno: secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità dell’aprile 2020, la metà dei morti complessivi della pandemia nei paesi occidentali risiedeva nelle strutture per anziani. Fuori le mura delle case di riposo il ritorno alla normalità procede a ritmi serrati: ieri il governo ha annunciato che dal 28 giugno cadrà l’obbligo di indossare le mascherine all’aperto. Dentro molte Rsa però le misure di prevenzione restano elevate con il divieto per i parenti (anche se vaccinati) di far uscire l’ospite dalla struttura per una passeggiata oppure introducendo il limite orario per le visite. I parenti non ci stanno e ai direttori sanitari delle strutture hanno chiesto una revisione, almeno parziale, dei protocolli di sicurezza. Per Alessandra D’Ercole “occorrono dei cambiamenti in meglio, in sicurezza è possibile ed è necessario farlo, perché a furia di aspettare il tempo finisce”.

Claudio Agrelli


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