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Control Z, recensione: nessun cellulare è al sicuro

di Stefano Di Maria

CONTROL Z è la tipica serie da vedere come si mangia un pacchetto di patatine, consumando un episodio dopo l’altro nei momenti di noia di questa torrida estate. In effetti le vicende raccontate sono tutto fuorché noiose, anche se approcciarsi a una storia che parla di ragazzi tra i banchi di scuola può risultare ostico a chi non apprezza il genere teen. Questa, però, è più una serie young-adult, che mette anche in guardia i genitori dai pericoli legati alla tecnologia e dai segreti nascosti dai figli nei cellulari.

Quando si perde un telefonino è un dramma: nella memoria del dispositivo c’è tutta la propria vita, pensieri, foto e chat più intime. Facile, dunque, immaginare cosa potrebbe succedere se dovessero essere hackerati i telefonini di una scuola. E’ questo il punto di partenza di CONTROL Z, ambientato a Città del Messico. In realtà del Messico c’è ben poco: i fatti si svolgono prevalentemente in un istituto superiore per ricchi, tanto che potrebbe essere qualunque parte del mondo. Al centro della vicenda c’è Sofia, che ha una mente arguta, in grado di risolvere casi e comprendere la realtà come nessun suo coetaneo riesce a fare: quando i segreti di alcuni studenti vengono svelati a tutta la scuola, è lei a indagare; affiancata dall’amico Javier, arriverà a scoprire l’identità dell’hacker che minaccia di mettere in cattiva luce molti altri allievi.

Risolto il giallo nella prima stagione, un nuovo mistero verrà risolto nella seconda: stavolta una persona che si firma come “Il Vendicatore” fa del male a tutti coloro che hanno contribuito alla morte di un compagno.

Diversi i temi affrontati, forse troppi per essere approfonditi come meriterebbero, ma comunque di grande attualità: il bullismo, l’essere transgender, l’omosessualità, i rischi dei social, i lati oscuri della tecnologia e il rapporto coi genitori.

CONTROL Z è una serie adrenalinica, che non dà tregua. Certo non è perfetta e ha qualche vuoto narrativo per colpa di una scrittura non proprio impeccabile: però entrambe le stagioni reggono bene i fili della trama grazie alla buona recitazione degli attori (tutti sconosciuti a parte Andrés Baida, già visto in CHE FINE HA FATTO SARA), a un montaggio sempre scattante e a quella patina di giallo e mistero che non abbandona mai lo show, dal primo all’ultimo episodio della seconda stagione. Non è escluso che possa esserci un seguito.

Qui trovate tutte le nostre recensioni:

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