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Ndrangheta in Lombardia, a Turate poliziotti scambiati per affiliati del clan rivale, aggrediti nel parcheggio | VIDEO

turate ndranghetaDue poliziotti in borghese, impegnati in un’operazione di pedinamento e osservazione a Turate, sono stati scambiati per emissari mandati dalla Calabria e aggrediti da sei presunti affiliati alla cosca che sono tra i 54 arrestati questa mattina in Lombardia, tra Varese e Como.

L’episodio emerge dalle 1.500 pagine del decreto di fermo della Dda Milanese eseguito nell’ambito di una vasta operazione contro la ‘ndrangheta che oggi ha portato complessivamente ad oltre 100 arresti su tutto il territorio nazionale.

Il 19 ottobre 2019, mentre si trovavano a Turate in un’area riservata al parcheggio di camion e rimorchi di un’azienda che stamane è stata sequestrata per infiltrazioni, i sei soggetti tenuti sotto controllo si sono accorti della presenza dei poliziotti in borghese e si sono avvicinati all’auto con fare minaccioso. Uno del gruppo, ha iniziato ad inveire in dialetto calabrese: “Scendi dalla macchina, ti taglio la testa, tu sei calabrese?… tu sei calabrese? … questo è territorio dei Piromalli, sei venuto nella tana del lupo, non passare più di qua, mi devi pagare i teloni, tu l’altra volta sei venuto, mi avete tagliato i teloni, scendi merda, scendi che vi taglio la testa, vi ammazzo…” L’uomo avrebbe anche colpito con uno schiaffo uno degli ufficiali di Polizia, che successivamente si è qualificato.

Anche questo episodio, come molti altri, è finito nel voluminoso incartamento che oggi ha portato agli arresti effettuati in diversi comuni tra le province di Como e Varese per episodi che coinvolgono, tra gli altri, Turate, Lomazzo, Fino Mornasco.

Si tratta di una lunga e articolata indagine coordinata dalla Procura Distrettuale di Milano e condotta dalla Squadra Mobile di Milano, unitamente al Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, e dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como.

La complessa attività di indagine, sviluppatasi in coordinamento tra la DDA di Milano e la DDA di Reggio Calabria, ha consentito di ricostruire la storia di circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, evidenziandone la vocazione sempre più imprenditoriale e
svelandone le modalità di mimetizzazione e compenetrazione con il tessuto economico-legale.

Si tratta di persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà che ne è derivata, hanno in un primo periodo posto in essere, in modo stabile e continuativo, una serie indeterminata di delitti di estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, costringendo gli imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per
poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche.

La ndrangheta in Lombardia in tre periodi distinti dal 2007 ad oggi

In particolare, l’indagine ha consentito di fotografe tre periodi storici, caratterizzati da altrettante modalità di assoggettamento del territorio:
– periodo 2007/2010, caratterizzato da numerosi episodi di estorsione in danno di imprenditori locali;

– periodo 2010/2019 in cui, alle estorsioni, si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti assai remunerativi relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla “collusione” di un imprenditore che si presentava quale “faccia pulita”, titolare formale di cooperative operanti nel settore, cooperative con le quali veniva ideato ed attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale attraverso cui veniva finanziata l’associazione di stampo mafioso;

– periodo 2018 sino ad oggi in cui, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale di cui al periodo precedente in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi su larga
scala gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

Molteplici sono stati i settori in cui vi sono indizi gravi che gli indagati siano riusciti ad estendere il loro controllo, dal settore del trasporto conto terzi alla ristorazione ai servizi di pulizia e facchinaggio, caratterizzandone ognuno con il marchio dell’acquisizione illegale e/o della gestione illegale, in spregio di ogni norma a tutela degli interessi dello Stato, dei cittadini e degli altri imprenditori.

Agli indagati viene, altresì, contestato in via indiziaria l’utilizzo di modalità estorsive, di violenze e di fatti di illecita concorrenza che avrebbero consentito di gestire i sub appalti di una nota e storica società lombarda operante nel settore della produzione di bevande e connessa logistica. Le commesse di trasporto così illecitamente acquisite venivano poi spartite tra i vari affiliati consentendo a tutti lauti guadagni accresciuti, altresì, dal ricorso sistematico a false fatturazioni.


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